L’Iran consegna armi agli Houthi a Hodeidah

in Esteri/Le Brevi

Una nave iraniana carica di armi e componenti tecnologici per l’assemblaggio di droni destinati ai ribelli Houthi ha attraccato nel porto yemenita di Hodeidah giovedì scorso, secondo fonti del governo di Sana’a. Atalayar mostra le immagini in cui una nave sembra attraccata nel porto di Hodeidah per scaricare le armi e le componenti tecnologiche destinate alla fabbricazione e all’assemblaggio di droni con cui ultimamente i ribelli Houthi hanno attaccato le installazioni petrolifere dell’Arabia Saudita e un magazzino di armi. Le fonti yemenite hanno anche fornito l’immagine di un camion carico di due container che lasciano gli impianti portuali che, in teoria, dovrebbero rimanere sotto il controllo delle autorità neutrali, secondo gli accordi firmati tra le due parti sotto la mediazione dell’inviato speciale delle Nazioni Uniti, Martin Griffiths. Fonti yemenite denunciano che questa fornitura iraniana ai ribelli Houthi non farà altro che aumentare la tensione nella guerra dello Yemen contro l’intenzione manifestata negli accordi di Stoccolma di cercare una soluzione pacifica e negoziata. Inoltre, aggiungono, gli iraniani usano gli Houthi nello Yemen per intensificare lo scontro con gli Stati Uniti. Il presidente Donald Trump ha deciso di schierare 1.500 militari in più in Medio Oriente.

Questo venerdì, il presidente dello Yemen, Abdo Rabu Mansur Hadi, ha inviato una lettera al segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, in cui critica l’inviato speciale per il proprio paese, Martin Griffiths, e gli dà un’ultima possibilità di cambiare ciò che considera una visione parziale a favore degli Houthi.


In una missiva di cinque pagine trasmessa ai giornalisti venerdì, Hadi ha accusato Griffiths di “minare le opportunità per la pace” e ha avvertito Guterres che avrebbe potuto smettere di trattare con il suo inviato se avesse continuato a “schierarsi” con i ribelli. “Non posso più accettare le continue violazioni commesse dal suo inviato speciale, che mettono a repentaglio le opportunità di una soluzione”, dice Hadi. Inoltre, concede a Griffiths “l’ultima opportunità” di smettere di posizionarsi dalla parte degli Houthi, criticando l’inviato per trattare i ribelli “come un governo de facto e metterli allo stesso livello del governo eletto”. “La scarsa conoscenza della natura del conflitto yemenita, l’atteggiamento settario, ideologico e politico dei ribelli Houthi” rende Griffiths inadatto alla posizione.

La tensione tra il governo yemenita e l’inviato è aumentata dopo che il rappresentante delle Nazioni Unite ha approvato il ritiro unilaterale degli Houthi da tre porti nel Mar Rosso, uno dei quali strategico, quello di Al Hodeidah, a metà del mese. Il funzionario delle Nazioni Unite ha approvato poco prima del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite la consegna unilaterale dei porti da parte degli Houthi, che ha definito “segni di speranza” per il conflitto in Yemen. I membri dell’esecutivo yemenita hanno accusato gli Houthi di consegnare i porti alla guardia costiera sotto il loro controllo e hanno incolpato Griffiths di aver agevolato i ribelli.

Martin Griffiths è stato nominato inviato speciale a febbraio dello scorso anno per sostituire Ismail Uld Sheikh Ahmed, che era in carica da tre anni. Con la mediazione degli inglesi, gli Houthi e il governo yemenita si incontrarono a dicembre dello scorso anno in Svezia, dove raggiunsero una serie di accordi, compreso il ritiro dell’esercito dalla città di Hodeidah, una delle più importanti sotto il controllo dei ribelli. Come riportato da Henar Hernández ad Atalayar, gli Houthi hanno attaccato un magazzino di armi in Arabia Saudita e diversi giorni prima due impianti petroliferi. Il movimento Houthi, sostenuto dall’Iran, ha lanciato martedì un attacco con un drone da combattimento, modello Qasef-2K, contro un deposito di armi all’aeroporto di Najran, una città situata nell’Arabia Saudita sudoccidentale.

La coalizione internazionale che combatte nella guerra in Yemen ha rilasciato una dichiarazione nell’agenzia stampa saudita (ZPS), in cui denuncia che l’attacco è stato effettuato contro un’installazione civile attraverso un drone carico di esplosivo, anche se hanno spiegato che non sono state registrate vittime. In questa linea, il portavoce della coalizione, Turki Al-Maliki, ha avvertito che “la milizia terrorista dell’Iran sostenuta dagli Houthi continua a compiere attacchi terroristi che rappresentano una vera minaccia alla sicurezza regionale e internazionale perché spesso contro civili e strutture civili”.

Lunedì, il sistema di difesa aerea saudita Patriot ha intercettato due missili Houthi lanciati dallo Yemen sulla città di Taif, situata a 80 chilometri dalla Mecca, che aveva come obiettivo la città santa dell’Islam e la città costiera di Jeddah. Pertanto, la ribellione di Houthi avrebbe adempiuto alla sua promessa di portare avanti “operazioni militari” contro “300 obiettivi vitali e militari” situati sia in Arabia Saudita che negli Emirati Arabi Uniti (UAE).

Dopo il primo attacco lanciato il 14 maggio contro due impianti petroliferi in territorio saudita, gli eventi di questi giorni indicano che non è azzardato pensare che a questo ritmo, entro la fine del 2019 manterranno la (mefistofelica) promessa di compiere attacchi contro i 300 obietti già scelti.


Sono nato nel 1980, ho scritto per L'Occidentale, L'Opinione, altre testate e ho lavorato per la Commissione Affari esteri del nostro Parlamento. Collaboro con Almaghrebiya da un po' di tempo occupandomi principalmente di argomenti afferenti la politica estera, soprattutto mediorientale.

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