ALESSANDRO COSTA DOCENTE

DIFENDIAMO LE NOSTRE DONNE!

in Opinione
ALESSANDRO COSTA DOCENTE

di Alessandro Costa

Da quando le migrazioni sono all’onore della cronaca, la diversità delle culture e delle tradizioni emerge in ogni modo sui giornali, nei talk show televisivi, e in molti studi.


Coloro che vogliono colpire il mondo islamico, fra gli altri argomenti, utilizzano quello della discriminazione e sottomissione della donna.

Per uno come me che alle donne ha dedicato un libro, che parla di loro e del loro grande ruolo in tutto il mondo, non è certo possibile negare che in moltissime comunità del mondo, e certo non soltanto in quello islamico, le donne siano ancora discriminate e oggetto di disprezzo e violenza.

Magari però discriminazione e violenza fossero soltanto limitate a culture lontane e diverse dalla nostra!

Nel nostro paese, come in molti altre comunità della civilissima Europa, la battaglia delle donne contro soprusi e violenza è tutt’altro che vinta.

A Monterotondo una ragazza di 19 anni ha ucciso suo padre. Un padre che usava regolarmente violenza su tutte le donne della sua famiglia. La ragazza assisteva e subiva un padre alcolista e violento da chissà quanti anni. E qualche giorno fa ha voluto difendere se stessa e la madre dall’ennesimo scoppio di brutalità di quest’uomo. E sembra che il magistrato che si occupa del caso, stia riflettendo sulla possibilità di riconoscere a questa ragazza, la legittima difesa. Non sappiamo se questa impostazione potrà venire accolta perché la legittima difesa esiste se chi commette il delitto lo fa con una reazione proporzionale a quella che si sta compiendo, o si teme venga compiuta verso di lui. Sarà la coltellata mortale inferta a questo incredibile padre ritenuta proporzionale alle botte che lui stava somministrando alle donne della sua famiglia?

La persecuzione continua e violenta contro le sue donne, in teoria non dovrebbe contare nulla per giustificare una legittima difesa. La ragazza non si è vendicata di una vita di torti da lungo subiti, ma ha cercato di evitare l’ennesima violenza.

Anche se questa volta la giustizia giustificherà il gesto di questa donna, il problema non sarà certo risolto. Troppe volte il funzionamento del sistema giuridico si rivela incapace di difendere i più deboli, difenderli efficacemente e quindi prima, e non dopo che abbiano subito abusi e violenze.

Molte donne, e anche molti bambini, vivono vite di orrore in famiglie in cui i parenti mostri spadroneggiano, e il diritto arriva tardi, o non arriva mai, e nuove pene, per gravi che siano, non spaventano i violenti.

La verità è che il maltrattamento delle donne non è ancora considerato come una gravissima offesa a tutta la comunità umana, ed in particolare a quella che circonda le vittime.

Ci sono molti vicini di casa e professori di scuola che non girano la testa dall’altra parte e chiamano le autorità ad intervenire. Ma sono ancora troppo pochi. Molti pensano ancora che se una disgraziata urla di dolore nell’appartamento accanto, questa sia una faccenda di “famiglia” che non li riguarda. Ma la violenza sulle donne, come sulle altri componenti più deboli della società bambini, handicappati, barboni, deve diventare un problema che riguarda tutti, anche perché oggi i deboli sono loro, ma domani potremmo essere noi.