Eurovision, la finale. Mahmood: “Rappresento i giovani europei che vogliono restare uniti”

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Questa sera, alle 20.35 su Rai 1 e Radio 2 in diretta da Tel Aviv, l’ultima sfida della 64esima edizione del festival che vedrà esibirsi i rappresentanti di 26 Paesi. Sul palco la superospite Madonna
TEL AVIV – Mentre non si fermano le polemiche legate alla partecipazione di Madonna, attesa questa sera al Festival, da parte di decine di personalità britanniche e numerose associazioni Lgbti, mobilitati in difesa dei diritti calpestati dei palestinesi, anche Israele non sembra nutrire grande simpatia per la gara canora, quest’anno arrivata alla 64esima edizione: il rabbino capo ashkenazita David Lau ha infatti chiesto che lo shabbat, celebrato ogni sabato dai fedeli religiosi ebraici, venga esteso di 20 minuti come risposta alla “dissacrazione che avviene sotto gli occhi del mondo” della festa del riposo, causata dall’Eurovision Song Contest.
Eppure gli occhi di mezzo mondo sono puntati proprio su quel palco, quello dell’Expo della città israeliana, per la finalissima che stasera, trasmessa in diretta mondiale anche su Rai 1 e Radio 2 alle 20.35, vedrà scontrarsi i rappresentanti di 26 Paesi che si contenderanno il titolo di campioni europei. Il ‘nostro’ Mahmood, già vincitore del Festival di Sanremo, è ancora tra i favoriti della gara canora – e vero mattatore su Spotify – con Soldi, che ha presentato giovedì scorso, durante la seconda semifinale, con la coreografia dei tre ballerini Gianluca Lanzillotta, Giacomo Cacciapaglia e Giammarco Capogna conquistando il pubblico, che lo ha applaudito a lungo. “Spero di rappresentare al meglio quella parte di giovani italiani ed europei che hanno voglia di rimanere uniti”, ha spiegatoAlessandro Mahmoud, 26 anni, aggiungendo una ghiotta notizia per i già molti fan: “Nei primi giorni di giugno andrò a scrivere dei brani al Midem di Cannes insieme con altri autori francesi, tedeschi e di altre nazioni e spero che questo sia un bell’esempio di connessione fra artisti e uomini di vari Paesi”. E Madonna? L’ospite ‘straordinaria’ e pagatissima per l’occasione presenterà in anteprima assoluta il nuovo singolo Future, tratto dal suo recente album Madame X, oltre alla storica hit Like a Prayer. Secondo indiscrezioni, la sicurezza intorno alla Signora Ciccone sarebbe mastodontica, comprende anche una zona speciale dedicata al catering e ai camerini per tuttoil suo staff e team: 25 ballerini, 40 coristi, un coreografo e un direttore tecnico.

Come funziona la gara

Questa sera, nella finale, gareggeranno i dieci Paesi qualificatisi durante la prima semifinale, i dieci qualificatisi durante la seconda semifinale e i sei finalisti di diritto (Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Spagna e Israele), per un totale di 26 Paesi. Mahmood? Sarà il 22esimo ad esibirsi, durante la seconda parte della serata. Attualmente il vincitore dell’Eurovision viene scelto con un sistema di voto posizionale: le giurie di ogni Paese stilano cioè una propria classifica delle canzoni in gara assegnando 12 punti alla prima classificata, dieci punti alla seconda e da otto punti fino a un punto per i brani che vanno dal terzo al decimo posto. Possono sedere in giuria solo professionisti dell’industria musicale che non abbiano preso parte a una delle precedenti due edizioni del concorso. Il voto delle giurie e il televoto hanno un peso del 50% ciascuno sul risultato finale. L’aspetto più importante è che i Paesi non possono votare per se stessi.

La curiosità

L’Eurovision è sempre stato uno dei più colorati, bizzarri e kitsch eventi musicali: fonte di discussione non solo tra gli amanti della cosiddetta ‘buona’ musica ma anche da chi, sul palco, vuole vedere puro e semplice folklore pop. In passato la sorpresa è stata ancora più grande: nell’edizione di mezzo secolo fa, nel 1969, vinsero infatti ben quattro Paesi. La finale si svolse il 29 marzo 1969 al Teatro Real di Madrid, in Spagna, con la conduzione di Laurita Valenzuela. L’Italia arrivò 13esima con Due grosse lacrime bianche di Iva Zanicchi. L’evento, seguito da oltre 200milioni di telespettatori, ebbe luogo nella Spagna franchista, che seppe promuovere bene l’evento: il logo di quella edizione fu realizzato dal re dei pittori surrealisti, Salvador Dalì. La TVE, l’emittente spagnola, non disponeva ancora di apparecchiature che permettessero la trasmissione a colori della kermesse e dovette quindi chiederle in prestito alla tedesca ARD. La Spagna, così come molti Paesi d’Europa, era coinvolta nella protesta studentesca e operaia che stava creando diverse pressioni sul regima franchista, il quale sospese lo stato d’emergenza e aprì la frontiera con un provvedimento ad hoc per consentire lo svolgimento del festival musicale. Fino a quell’anno, il regolamento dell’Eurovision non prevedeva alcuna procedura di spareggio: durante le votazioni, la conduttrice Laurita Valenzuela chiese cosa sarebbe successo in caso di pareggio e il caposcrutinatore, Clifford Brown, rispose: “Signora, non è mai successo un pareggio, non accadrà mai”. La Francia (Un jour, un enfant interpretato da Frida Boccara), la Spagna (Vivo cantando di Salomè), i Paesi Bassi (De Troubador di Lenny Kuhr) e il Regno Unito (Boom bang-a-bang di Lulu) ottennero tutti 18 punti. Ci furono alcuni momenti di imbarazzo e il nome del vincitore tardò ad arrivare, finché la conduttrice non disse a Brown: “Dimmi esattamente il vincitore di quest’anno”. La risposta fu un ex equo a quattro e tutti quanti i vincitori si esibirono nuovamente: c’erano solo quattro medaglie, una per l’interprete e tre per i compositori, ma vennero date tutte ai cantanti. Col regolamento attuale, che in caso di parità prevede che prevalga la canzone che ha ricevuto punti dal maggior numero di Paesi, avrebbe vinto la Francia, seguita da Spagna, Regno Unito e Olanda. L’edizione si chiuse con un applauso e con tanto imbarazzo. A lasciare sconcertato il pubblico non fu tanto il risultato, ma il fatto che l’EBU (Unione europea di radiodiffusione) non avesse previsto un sistema di spareggio. I media europei, soprattutto quelli scandinavi, criticarono pesantemente la situazione, tant’è che l’edizione successiva del 1970 fu tra quelle con meno partecipanti di sempre, solo dodici.repubblica

Ecco i 26 finalisti, in ordine di apparizione:
Michela – “Chameleon” (Malta)
Jonida Maliqi – “Ktheju tokës ” (Albania)
Lake Malawi – “Friend of a Friend” (Repubblica Ceca)
S!sters – “Sister” (Germania)
Sergej Lazarev – “Scream” (Russia)
Leonora – “Love Is Forever” (Danimarca)
Serhat – “Say Na Na Na” (San Marino)
Tamara Todevska – “Proud” (Macedonia del Nord)
John Lundvik – “Too Late for Love” (Svezia)
Zala Kralj & Gašper Šantl – “Sebi” (Slovenia)
Tamta – “Replay” (Cipro)
Duncan Laurence – “Arcade” (Olanda)
Katerine Duska – “Better Love” (Grecia)
Kobi Marimi – “Home” (Israele)
KEiiNO – “Spirit in the Sky” (Norvegia)
Michael Rice – “Bigger than Us” (Regno Unito)
Hatari – “Hatrið mun sigra” (Islanda)
Victor Crone – “Storm” (Estonia)
Zena – “Like It” (Bielorussia)
Chingiz – “Truth” (Azerbaigian)
Bilal Hassani – “Roi” (Francia)
Mahmood – “Soldi” (Italia)
Nevena Božovi? – “Kruna” (Serbia)
Luca Hänni – “She Got Me” (Svizzera)
Kate Miller-Heidke Zero Gravity” (Australia)
Miki La venda (Spagna)

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