“L’Inps ci ha abbandonato”: il grido di dolore del papà dell’eroe di Nassirya

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Il papà di Matteo Vanzan, caporalmaggiore caduto in Iraq nel 2004, sta combattendo contro la burocrazia che ha bloccato la liquidazione che spetta alla famiglia


Ha atteso il triste anniversario della morte di suo figlio caduto nel corso di una missione di pace a Nassirya, in Iraq, per far sentire la sua voce e chiedere allo Stato quanto dovuto.“Sono in causa con l’Inps per ottenere il trattamento di fine servizio di mio figlio, e credo che dovrò fare un’altra causa per la doppia annualità”. Ossia i due anni di stipendio che, secondo la legge 206/2004, spettano ai familiari delle vittime di terrorismo.

A parlare, come raccontato da La Verità, è Enzo Vanzan, pensionato di Camponagara, nel Veneziano, che nel 2004 ha perso suo figlio Matteo, il 22enne caporalmaggiore in servizio come fuciliere presso il I reggimento lagunari “Serenissima”.


Il giovane stava partecipando all’operazione “Antica Babilonia”: il 17 maggio di 15 anni fa il militare è caduto per difendere la base italiana “Libeccio” dall’assalto di un gruppo terroristico sciita legato a Muqtada Al Sadr. All’epoca ci fu commozione per la sorta del valoroso soldato morto nel tentativo di difendere la pace in un lontano Paese uscito da una guerra e dilaniato da scontri settari. Il suo eroico gesto salì agli onori delle cronache. Il 7 aprile 2006 Matteo Vanzan è stato insignito della Croce d’onore alla memoria, decretata dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e consegnata dal suo successore, Giorgio Napolitano, alla famiglia del soldato caduto a Nassirya.

Oggi, invece, come sottolinea il padre, la famiglia fa fatica ad ottenere anche ciò che gli spetta a causa della burocrazia. Sul Tfs già c’ è stata una pronuncia favorevole della Corte dei conti del Veneto, che ha riconosciuto validi i requisiti. La sentenza, però, non ha convinto l’ Inps che pure, in un primo momento, aveva assicurato la liquidazione dell’importo.

”Non è una questione di denaro, ma di rispetto delle regole”, ha spiegato Enzo Vanzan. “Se mi spetta una cosa, e lo dice una norma della Repubblica italiana, io la pretendo”. L’anziano genitore sta portando avanti da solo questa battaglia, anche se sa che la situazione è ingarbugliata. “Una burocrazia che fa schifo, sinceramente”, ha affermato l’uomo con rabbia mista a tristezza. Il pensionato ha anche un altro figlio per il quale sta affrontando un’altra difficile sfida. “È disabile al 100 per cento, non può muoversi né andare per uffici. Lei pensa che qualche ente ci abbia mai aiutato a sapere che cosa gli spetta e che cosa no? Non lo dicono mai, e se non lo scopriamo noi…”

Anche il risarcimento per la doppia annualità, Vanzan l’ha richiesto senza aver ed il supporto di nessuno. “Comitati, associazioni? No, nessuno ci ha aiutato. Solo una persona mi sta dando una mano, in questo momento”.

Il caso è stato sollevato dal quotidiano La Nuova di Venezia. L’Inps in un primo momento ha dichiarato di aver corrisposto al papà di Matteo “tutti i benefici pensionistici, previdenziali e fiscali previsti per i familiari delle vittime del terrorismo”, ammettendo però che “a seguito di un’ulteriore richiesta presentata dall’ interessato nel 2016 sono in corso gli accertamenti con il ministero per la quantificazione della somma residua spettante”. Vanzan non si arrende ed è pronto ad andare fino in fondo. “Sono dei burocrati, non so neanche io come definirli. Perché un anno fa hanno detto che la mia istanza sarebbe stata presto definita, e adesso invece prendono tempo?”. Ciò che rammarica di più di maggior rammarico l’uomo è il fatto che se non ci sia attiva autonomamente nessun dice o fa nulla. “Se non vai a scoprire tu le cose di cui hai diritto, nessuno ti dice alcunché”.

“Matteo è morto per la Patria, questo nessuno se lo deve dimenticare. E la patria così ci tratta?”. Se la domanda sarà accolta la cifra spettante alla famiglia “sarà molto esigua. Ma ripeto: l’aspetto materiale, in questa vicenda, non c’entra. C’entra invece la necessità di rivendicare un diritto. Le istituzioni stanno trattando Matteo come non dovrebbero fare. Non è giusto. E non danno certo una bella immagine dell’Italia. Che è lo stesso Paese per il quale mio figlio oggi non è più tra noi”.

Il tenace pensionato si dice pronto a fare un’altra causa all’Inps. La sua orgogliosa ostinazione nel condurre la battaglia contro la burocrazia gli sta costando non poco da un punto di vista economico. Enzo, infatti, sta pagando di tasca propria l’onorario all’ avvocato che sta seguendo il procedimento amministrativo. I tempi si dilatano e i risparmi dell’anziano si assottigliano. Negli uffici provinciali dell’ Inps di Venezia sembrerebbe che la risposta sia sempre la stessa. “Siamo oberati, troppo lavoro”. La strada verso la vittoria e lunga e tortuosa ma Enzo, con caparbietà non si arrende.Il giornale.


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