Filomena Lamberti, aggredita con l’acido dall’ex marito: “Lo Stato mi ha abbandonata” Il colpevole ha scontato solo 16 mesi di carcere e la vittima vive con un sussidio di 285 euro al mese.

in Donna

E’ un grido di dolore e di indignazione quello di Filomena Lamberti, una donna salernitana di 60 anni bruciata con l’acido dall’ex marito geloso il 28 maggio 2012. Filomena rimase tra la vita e la morte e subì 25 interventi di ricostruzione facciale, rimanendo comunque sfigurata per sempre. Nonostante ciò l’ex coniuge ha scontato solo 16 mesi di carcere degli appena 18 a cui era stato condannato ed ora è libero come l’aria, mentre la vittima ha ancora a che fare con gli ospedali. Non solo: intervistato dalla trasmissione “Le Iene”, l’uomo ha dichiarato di “vivere tranquillamente e di non essersi pentito del gesto perché la moglie lo aveva portato all’esasperazione coi suoi comportamenti da prostituta”. Martedì 7 maggio, Filomena ha partecipato ad un convegno a Roma riguardante la violenza sulle donne dal titolo “D’amore non si muore” e in un’intervista all’agenzia “Dire” ha denunciato che “lo Stato è in debito nei miei confronti, ma più che lo Stato ovviamente la magistratura italiana, che non mi ha dato giustizia”. “Il processo si è concluso in brevissimo tempo, un processo scandalosissimo” per maltrattamenti in famiglia, ricorda la donna. Il 25 giugno dello stesso anno il procedimento si era già concluso. Sostenuta dalle avvocate dall’associazione “Spazio Donna”, della quale oggi fa parte, Filomena ha fatto il possibile per farlo riaprire, ma il suo carnefice ha patteggiato la pena: ha già estinto il suo debito con lo Stato per aver tentato di uccidere l’ex moglie ed averle rovinato la vita.

Naturalmente di mantenimento da lui non se ne parla: “Vivo con un sussidio minimo di 285 euro al mese, nemmeno una pensione di invalidità si può chiamare”, denuncia Filomena. E non può lavorare perché “l’acido non ha colpito solo il volto, ma anche parte del braccio sinistro, che al 50% non ha più la funzionalità di una volta”. Questa drammatica storia è riportata su “Lettera Donna”.

Alessandra Boga

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