Lech Walesa: rinnovamento o ricostituzione dell’Ue? L’ex presidente polacco, leader di Solidarność e Nobel per la Pace richiama Germania, Francia e Italia alle proprie responsabilità.

in Editoriale

L’ex presidente polacco Lech Walesa, 75 anni, fondatore, segretario e leader di Solidarność e Nobel per la Pace, in questi giorni, trent’anni dopo il crollo del comunismo, si trova in Italia, perché nella mattinata di domani, giovedì 9 maggio, parteciperà all’incontro “Solidarietà nel XXI Secolo” all’auditorium Sant’Antonio di Morbegno, in provincia di Sondrio. Lo annuncia l’omonimo quotidiano locale, precisando che l’evento è organizzato dall’Ufficio scolastico territoriale di Sondrio in collaborazione con le Fondazioni “ProValtellina”, “Ing. Enea Mattei” di Morbegno e con il contributo del Comune. E’ aperto anche alle scuole.

Prima dell’incontro, colui che fondò la prima organizzazione sindacale indipendente del blocco sovietico e fu primo presidente della Repubblica polacca dell’era post comunista (1990 – 1995), è stato intervistato dal giornale online “Upday”. A maggior ragione all’approssimarsi delle elezioni europee, le domande poste a Lech Walesa non avrebbero potuto che riguardare l’Europa Unita.

Sono 15 anni che la Polonia ne fa parte, e all’interrogativo su cosa il ex presidente pensasse del percorso compiuto finora, ha fatto intendere che, dopo il comunismo, sono sorte difficoltà impreviste nel portare avanti le riforme. “D’altra parte – ha però ha aggiunto – il mondo cambia, soprattutto con le nuove tecnologie, così tanto che anche noi dobbiamo cambiare il nostro modo di pensare. Dobbiamo smetterla di pensare in termini di ‘Paesi’ e iniziare a unirci in organismi più grandi”.

Lech Walesa è uno dei costruttori dell’Unione europea, che con i suoi connazionali (come tiene a sottolineare) ha “scardinato il vecchio ordine che era già logoro”.

Oggi si  pone e chiede di porsi l’interrogativo se sia il caso di continuare a costruire l’Unione europea (“e lasciare che collassi nella forma attuale”) o di rifondarla. Osserva che talvolta sia più facile costruire qualcosa da zero, piuttosto che rinnovarla, ma in tal caso sono necessari piani concreti.

A suo avviso dovrebbero essere “i tre più grandi Paesi” europei, Germania e Francia ma anche l’Italia, a trovare soluzioni: devono assumersi la responsabilità di un sistema al collasso, trainato (dice) dal governo ungherese e da quello polacco. Perché non è detto che l’Unione europea riesca a salvarsi. L’insorgere dei populismi, non solo in Europea (e Walesa cita il presidente americano Donald Trump), è un esempio di questa crisi: “Le masse sono stanche”, sottolinea il leader di Solidarność, e si affidano a chi promette loro il cambiamento (sapendo che in questo modo verrà facilmente eletto). Anche se poi magari non rispetta le promesse fatte, perché “non è così facile”.

L’ex presidente polacco riscontra una difficoltà ad andare d’accordo”, a trovare un accordo, e teme che la mancanza di un’intesa possa distruggere la nostra civiltà”. Perciò, a suo avviso, l’Unione europea “deve assumersi il ruolo di ‘ufficio’, di organizzazione che aiuti a stringere accordi condivisi”, perché, rilancia, “è (un’organizzazione, ndr) essenziale”. E’ quindi importante che i suoi leader si chiedano “Dove abbiamo sbagliato”. Non è sufficiente deprecare i populismi e ai demagoghi “a cui abbiamo dato troppo spazio”, prosegue, ma è necessario “aprirsi a chiunque sia insoddisfatto” per cercare soluzioni. Un compito, conclude, che forse dovrebbero assumersi i commissari europei: avere presenti tutti problemi e risolverli.

Alessandra Boga

info@almaghrebiya.it

Sono nata a Magenta (MI) il 26/08/1980 e vivo a Meda, in provincia di Monza e Brianza. Dopo la Maturità Classica, mi sono laureata in Scienze dell’Educazione (2004) con una tesi in Pedagogia Interculturale intitolata “Donna e Islam: la questione del velo”. Ho scritto due racconti sui diritti delle donne, uno sulle arabe e musulmane intitolato “Dopo la Notte” (Ed. Filo, 2009) e l’altro incentrato sulla figura di Olympe de Gouges, autrice della “Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina” (1791, epoca della Rivoluzione Francese). Dopo la laurea ho scritto su molti giornali online ed alcuni cartacei.

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