Lorenza Formicola

Il dramma Venezuela e l’Italia e la sua ambiguità

in Opinione
Lorenza Formicola

di Lorenza Formicola

“Abbiamo visto qui in America cosa può fare il popolo venezuelano se libero, perché noi siamo e resteremo per sempre un Paese libero”;  “incredibilmente ci sono membri dell’esercito venezuelano che ancora quasi supportano questa dittatura fallita. Rischiano il loro futuro, la loro vita e il futuro del Venezuela per un uomo controllato e protetto dall’esercito di Cuba. Maduro non è un patriota venezuelano ma un burattino cubano”, questo il genere di dichiarazioni che da mesi il presidente Trump rilascia alla stampa con un pensiero fisso alla sua gente e alla comunità venezuelana in America.

 

Trump parla chiaro circa quel Nicolas Maduro, che nelle scorse settimane ha persino fatto un appello al papa, nella bufera dopo l’autoproclamazione di Juan Guaidò come presidente ad interim e il riconoscimento internazionale. In un’intervista in esclusiva a Sky Tg24 ha detto: “Ho inviato una lettera a papa Francesco, spero sia in viaggio o sia già arrivata a Roma, al Vaticano, dicendo che sono al servizio della causa di Cristo e con questo spirito gli ho chiesto aiuto in un processo di facilitazione e rafforzamento del dialogo, come direzione”.

 

In un contesto geopolitico che resta complicato, in una narrazione imposta dai media contorta, c’è un Paese letteralmente in ginocchio e una comunità, quella italiana sul posto, un po’ abbandonata a se stessa.

Solo ieri, una settimana dopo il fallito blitz a La Carlota – la base aerea dove il 30 aprile era partita la fase finale della Operacion Lebertad contro il governo Maduro – Juan Guaidó lanciava un appello all’Italia, “chiedo al presidente Mattarella che si adoperi affinché il suo Paese assuma il ruolo di protagonista della crisi venezuelana”. Mentre già lo scorso anno gl’italiani in Venezuela lamentavano “la disattenzione delle istituzioni italiane” e “maltrattamenti da parte delle istituzioni italiane locali (tra cui comuni e ospedali) ai connazionali che rientrano in Italia”.

 

“Sono venezuelana, figlia di un italiano e abbiamo dovuto chiedere asilo politico in Italia. Purtroppo mio padre ha perso la cittadinanza in Venezuela quando è stato costretto a prendere la cittadinanza venezuelana nel 1975, perché era quasi un obbligo per poter lavorare. Ora mio padre ha l’Alzheimer e siamo in una situazione davvero difficile, perché sono un’infermiera professionale con specializzazione ma non riesco a lavorare”. A parlare è Angela Perugini, una ragazza venezuelana, ma anche un’italiana per diritto di sangue, anche se senza cittadinanza.

Come Angela ci sono in migliaia e migliaia di italo-venezuelani che hanno lasciato tutto in Venezuela e sono scappati via senza niente. Oggi sperano di tornare alle loro radici, ma oltre ad un Paese che non ha capito fino in fondo la grave miseria imposta dal regime socialista di Maduro, si trovano davanti numerosi ostacoli che impediscono la loro integrazione: perché in Italia tutto quello che può essere facile viene reso impossibile.

 

Gli italiani in Venezuela non riescono nemmeno a fare il rinnovo di un passaporto o a portare avanti una richiesta di cittadinanza, visto che è quasi impossibile prenotare un appuntamento attraverso il sistema online. Parliamo di un Paese, va ribadito, in crisi umanitaria con uno stipendio minimo di cerca 6 dollari al mese.

 

Ma perché gli italiani e i loro discendenti fuggono dal Venezuela? Perché Nicolas Maduro è in guerra contro il popolo. Mentre il regime ha cancellato i diritti democratici, il venezuelano soffre la fame per l’iperinflazione portando il 24% dei bambini a rischio di morte per malnutrizione acuta. Come se non bastasse, ogni giorno muoiono persone per mancanza di cure mediche per via di un sistema sanitario distrutto e per la mancanza di medicinali e di ogni sorta di attrezzatura. Per non parlare della violenza: la criminalità è fuori controllo, e la repressione governativa è sempre più violenta. Sono 7.357 i casi di tortura e trattamenti crudeli registrati soltanto nel 2017, e ad oggi ci sono circa 230 prigionieri politici, e oltre 7.300 persone hanno processi penali aperti per motivi politici.

 

Il regime di Maduro, come il chavismo, il castrismo e il peronismo, vuole un negoziato impossibile. Il regime è l’espressione di un “popolo” che deve essere povero. La povertà è l’incarnazione della patria ed è l’unica cosa da perseguire nella lotta morale contro i ricchi.

Nel 2019 si stima che lasceranno il Venezuela, devastato dalla crisi economica, 1,9 milioni di persone che si aggiungeranno ai 3,4 milioni partiti negli ultimi tre anni, quasi un terzo dei quali risiede attualmente in Colombia. Non tutti i venezuelani entrano in Colombia per rimanere. Dei 45.000 venezuelani che ogni giorno entrano in Colombia, solo circa 5.000 si fermano oppure proseguono il viaggio verso altri paesi dell’America Latina. Gli altri attraversano il confine in cerca di cibo, cure, medicinali e poi rientrano in Venezuela.

 

“Ora che apparentemente siamo vicini a una soluzione, speravamo che il nostro governo – quello italiano – mostrasse un po’ di carattere, mentre invece è l’unico dei 28 paesi dell’Unione Europea a lavarsi le mani come Pilato e a non prendere una posizione su quello che per la Costituzione venezuelana è il presidente ad interim del paese, come lo sarebbe il presidente del Senato in Italia se mancasse Sergio Mattarella. […] Purtroppo le cose sono cambiate, per sua informazione altri paesi come la Spagna o il Portogallo o la Francia hanno provveduto a fornire ai loro connazionali aiuti e assistenza di vario genere, medica, alimentare, numeri di emergenza o programmi di evacuazione. Noi niente, silenzio assoluto delle autorità. Hanno solo diffuso un numero telefonico per chi ha bisogno di qualche medicinale, e purtroppo a questo numero non risponde nessuno”, ha scritto un italiano di Caracas il 4 febbraio sulle pagine de Il Foglio, in una lettera aperta a Di Maio.

 

Dov’è la pressione sul regime? Chi negozia, ruba tempo per la sopravvivenza di Maduro.

Ora, però, è giunto il momento che l’Italia intervenga a tutela dei connazionali in difficoltà.