E’ paura o presa di coscienza?

in Editoriale/Esteri/Politica

Di Souad Sbai

Alcune sere fa, ho seguito con grande attenzione la puntata di Presa Diretta ‘Isis – Obiettivo Italia’, e non nascondo che sono rimasta più volte senza fiato. Non per i contenuti, che conosco piuttosto bene, ma perché in quei contenuti ho rivisto quindici anni del mio lavoro. Già, perché non è da ieri che denuncio tutto ciò che avete visto in questa trasmissione molto ben documentata. E’ da anni che vengo accusata di “islamofobia”. Nel servizio, sono state affrontate alcune tematiche da me già evidenziate in molti articoli pubblicati sulla stampa nazionale ed internazionale, come la radicalizzazione negli istituti penitenziari e via social.  Nel corso della puntata, si è parlato anche della Danimarca che ha istituito dei corsi di de-radicalizzazione; ma in Italia il Centro Studi Averroè di Roma ha svolto dei Corsi di alta formazione e perfezionamento sul fenomeno della radicalizzazione e sul processo di deradicalizzazione. Quando dichiaravo che il radicalizzato Anis Amri non era di certo un disgraziato, per alcuni straparlavo; quando mostravo la rivista Isis, si pensava ad una bufala. Le testimonianze dei moderati sul fenomeno jihadista per alcuni non fanno notizia. Intendiamoci, parliamo di lavoro giornalistico di alto livello ma in me si insinua una domanda pruriginosa: perché ora? C’è in giro qualche strano sentore che spinge a mettere le mani avanti e dire ‘io l’avevo detto’? Ieri ci etichettavano come islamofobi perché denunciavamo, mentre oggi la televisione racconta la stessa storia con le nostre stesse parole. Dove sta la verità? Sono islamofobi anche loro, oppure avevamo ragione?