Trump, la Cina, e quel tweet al vetriolo Il Presidente americano su Twitter torna a mettere in dubbio i negoziati commerciali con la Cina prima dell'apertura di Wall Street

in Economia/Le Brevi

Di oggi il tweet al vetriolo lanciato da Donald Trump contro la Cina: “Gli Stati Uniti – afferma il presidente americano – hanno perso per molti anni da 600 a 800 miliardi di dollari all’anno per il commercio. Con la Cina  abbiamo perso 500 miliardi di dollari. Scusate, ma questo non accadrà mai più”. Torna dunque a mettere in dubbio i negoziati commerciali con la Cina prima dell’apertura di Wall Street e con le Borse mondiali in calo dopo le sue esternazioni di ieri. Mentre su vari siti web che si occupano di economia leggiamo che la minaccia americana di nuovi dazi sull’import di 200 miliardi di dollari di ‘made in China’, aveva già affondato le Borse cinesi (Shanghai -5,58%, Shenzhen -7,38%) e quelle europee: la Borsa di Milanotermina in calo recuperando solo in parte le perdite sulla scia di Wall Street. L’indice Ftse Mib chiude a -1,63%, a quota 21.409 punti. Francoforte ha perso l’1,31% e Parigi l’1,18% mentre Londra era chiusa per festività. Wall Street procede in territorio negativo anche se riduce le perdite. Il Dow Jones perde l’1,05% a 26.22,36 punti, il Nasdaq cede l’1,25% a 8.062,24 punti mentre lo S&P 500 lascia sul terreno l’1,05% a 2.915,31 punti. Mentre sulle pagine (web) economiche del quotidiano La Repubblica leggiamo che L’effetto Trump si fa sentire anche sul petrolio: alla chiusura degli scambi in Europa, il barile a giugno scivola dello 0,3% a 61,7 dollari al barile al Nymex. Il riaccendersi della guerra dei dazi spinge di contro gli investitori verso i beni rifugio come l’oro. Il metallo con consegna immediata si stabilizza a 1.280 dollari l’oncia.

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Costantino Pistilli

 


Sono nato nel 1980, ho scritto per L'Occidentale, L'Opinione, altre testate e ho lavorato per la Commissione Affari esteri del nostro Parlamento. Collaboro con Almaghrebiya da un po' di tempo occupandomi principalmente di argomenti afferenti la politica estera, soprattutto mediorientale.

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