Nasrin Sotoudeh e la vergognosa condanna a 33 anni e 148 frustate: ecco perché ha rifiutato il ricorso Lo spiegano Reza Khandan, marito per l’avvocata ed attivista per i diritti umani, ed Amnesty International.

in Donna/Esteri

Ha scatenato indignazione in tutto il mondo (comprese Italia e giustizia italiana) la condanna confermata a 33 anni di carcere e 148 frustate nei confronti dell’avvocata per i diritti umani Nasrin Sotoudeh.

La donna si trova nel famigerato carcere di Evin dal giugno del 2018: due anni prima era stata condannata 5 anni di carcere, ma poi è arrivata la nuova condanna, che va a sommarsi a quella precedente. Il marito, Reza Khandan, che ha sempre sostenuto Nasrin ed è stato anche lui in carcere, ha fatto sapere che la moglie dovrà scontare almeno altri 12 anni in cella in base all’art. 134 del codice penale della Repubblica Islamica per i condannati per tre o più reati e la condanna si riferisce in particolare alla più grave delle imputazioni. Le accuse? Sostanzialmente aver protestato contro la pena di morte e contro l’obbligo di indossare il chador, come viene chiamato in persiano il velo cosiddetto islamico. Anche Nasrin si è mostrata in passato a capo scoperto pubblicamente e ha difeso in tribunale le donne che manifestavano contro l’imposizione di coprirselo. Così facendo, il tribunale ha ritenuto che l’attivista abbia messo in pericolo lo Stato e indotto alla prostituzione, alla corruzione morale delle donne.


Vista l’assurdità delle accuse, spiega il marito Reza, Nasrin non si è “abbassata” a presentare ricorso a 20 giorni dalla sentenza, come sarebbe stato possibile. “Le accuse contro di lei sono la conseguenza del suo pacifico lavoro in favore dei diritti umani, inclusa la sua difesa delle donne che protestano contro l’obbligo di indossare il velo in Iran e la sua pubblica opposizione alla pena di morte”, ha sintetizzato Amnesty International”, le cui parole sono state riportate dal sito GreenMe.

Decine di migliaia le firme per Nasrin all’indomani della sentenza. Suo marito ha ringraziato via social con queste parole: “Cari amici, attivisti e soci di Amnesty International, tutto ciò che ognuno di voi sta facendo in diversi paesi a sostegno di Nasrin Sotoudeh, dalle campagne alle manifestazioni, e le vostre immediate reazioni contro l’atroce condanna che le è stata inflitta hanno suscitato l’attenzione del mondo intero sul caso, al punto che il giudice è stato costretto a dire assurdità ai giornalisti e a smentire la sentenza. Grazie a voi Nasrin e la sua crudele condanna sono diventati oggetto di preoccupazione internazionale. Vi ringraziamo per tutti gli sforzi e i sacrifici che state facendo e ci congratuliamo con voi e con i difensori dei diritti umani di tutto il mondo per la solidarietà in favore delle vittime di violazioni”.

Alessandra Boga

info@almaghrebiya.it


Sono nata a Magenta (MI) il 26/08/1980 e vivo a Meda, in provincia di Monza e Brianza. Dopo la Maturità Classica, mi sono laureata in Scienze dell’Educazione (2004) con una tesi in Pedagogia Interculturale intitolata “Donna e Islam: la questione del velo”. Ho scritto due racconti sui diritti delle donne, uno sulle arabe e musulmane intitolato “Dopo la Notte” (Ed. Filo, 2009) e l’altro incentrato sulla figura di Olympe de Gouges, autrice della “Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina” (1791, epoca della Rivoluzione Francese). Dopo la laurea ho scritto su molti giornali online ed alcuni cartacei.

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