LIBIA: L’ITALIA PUÒ SVOLGERE UN RUOLO DECISIVO PER LA RICONCILIAZIONE NAZIONALE

in Editoriale

 

 

di Souad Sbai

Libia, la svolta del governo italiano è finalmente arrivata, come previsto e invocato. Quel “né con al-Sarraj né con Haftar” pronunciato dal premier Giuseppe Conte in quel di Pechino conferma l’acquisizione da parte dell’Esecutivo, della Farnesina e degli apparati di sicurezza della consapevolezza dell’errore di aver riposto la salvaguardia dell’interesse nazionale interamente nel campo islamista dalla caduta di Gheddafi in poi.

L’attuale situazione di difficoltà dell’Italia nel complesso scacchiere libico è infatti il risultato dell’appiattimento sulle posizioni del Qatar a sostegno del governo di al-Sarraj a Tripoli, finito sotto il costante ricatto di figure e cricche politiche espressione dei Fratelli Musulmani, a ognuna delle quali corrisponde una delle tante milizie armate dalla Turchia di Erdogan che continuano a tenere in ostaggio la capitale.

È giusto ribadire che le responsabilità di tale appiattimento vanno attribuite ai precedenti governi Renzi, ma Conte, Salvini e Moavero hanno ricevuto con piacere e connivenza questa eredità lasciatagli dall’ex primo ministro. Messo alle strette dall’offensiva del generale Haftar su Tripoli, uno scostamento dalla linea islamista era nell’ordine delle cose per l’attuale Esecutivo, pena la totale marginalizzazione dell’Italia nel suo dossier principale di politica estera. Tra i Paesi coinvolti nella crisi, a sostegno di al-Sarraj restano concretamente solo Qatar e Turchia, di cui il portavoce dell’Esercito Nazionale Libico, Ahmed Al Mesmari, guidato da Khalifa Haftar ha annunciato l’imminente deferimento presso gli organi di giustizia internazionali per aver interferito negli affari interni della Libia finanziando e armando milizie e gruppi terroristici.

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