Chi è Alaa Salah, la giovane diventata simbolo della rivoluzione in Sudan Ha 22 anni, è una studentessa di architettura ed ingegneria e giornalista, e ha avuto molto seguito durante le proteste.

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Ha fatto il giro del mondo l’immagine di Alaa Salah, la ragazza sudanese che, in piedi su un’auto e come una vera leader, incoraggiava la folla di Khartoum a ribellarsi al regime trentennale di Omar Bashir, durante la recente rivoluzione che ha decretato la fine di quest’ultimo. “Il proiettile non uccide. Ciò che uccide è il silenzio delle persone”, gridava Alaa.

Ha 22 anni, studia ancora all’università (architettura ed ingegneria), ma è anche una giornalista e potrebbe essere una dei leader del Sudan dei prossimi anni. Già è diventata il simbolo della rivoluzione, una rivoluzione in cui peraltro le donne hanno svolto un ruolo determinante (molte erano anche ad ascoltare Alaa e ha riprenderla con gli smartphone).

La giovane, con indosso il suo tradizionale tobe bianco (la madre è una stilista di abiti tradizionali sudanesi) ed orecchini d’oro a forma di luna, è stata soprannominata “La Regina nubiana” (Kandaka), come le donne più valorose dell’antico Regno di Kush (quello che corrisponde all’attuale Sudan). Una di loro era Candace, la coraggiosa ed emancipata regina dei tempi di Alessandro Magno. Alaa è stata soprannominata anche “la Statua della Libertà” (come a dire che ora ce n’è una non solo negli Stati Uniti, ma anche nel Paese dell’Africa nord – orientale).

La ragazza ha dichiarato al Guardian di aver partecipato sin dall’inizio alle manifestazioni contro Bashir (accusato per ora “soltanto” di riciclaggio e possesso di grandi somme di denaro, ma in seguito sicuramente di violazioni dei diritti umani), e vi ha partecipato perché “I miei genitori mi hanno insegnato ad amare il mio Paese”.

La foto di Alaa è stata scattata con uno smartphone l’8 aprile scorso dall’attivista Lana Haroun, che l’ha condivisa su Twitter: “(Salah, ndr) Stava cercando di dare speranza ed energie positive e ci è riuscita”, ha commentato Lana, parlando alla Cnn. “In quel momento stava rappresentando tutte le donne e le ragazze sudanesi e ha ispirato tutte quelle che stavano partecipando a quel sit-in. Raccontava la storia delle donne sudanesi … era perfetta”.

“Sono molto contenta che la mia foto abbia contribuito a far conoscere la rivoluzione in Sudan nel resto del mondo”, ha detto Salah al Guardian. “Il giorno che hanno scattato quella foto, ero stata a dieci differenti raduni e avevo letto un poema rivoluzionario. Le persone erano molto incoraggiate. Inizialmente avevo formato un gruppo di circa sei donne e ho iniziato a cantare e loro si sono messe a cantare con me, poi la folla è cresciuta”. Un verso del poema letto da Alaa Salah è proprio “Le pallottole non uccidono. Quello che uccide è il silenzio delle persone”.

Precedentemente abbiamo descritto come la ragazza fosse vestita durante la manifestazione, e questo per sottolinearne tutto il valore simbolico. Un articolo del portale “Today” riporta le le parole scritte a riguardo su Twitter da Hind Makki, studiosa americana di origine sudanese residente a Chicago: “Il tobe bianco (indossato appunto da Alaa quando è stata fotografata, ndr), è un abito indossato dalle donne che lavorano negli uffici e che può essere di cotone (una delle principali esportazioni del Sudan)”: Alaa Salah “rappresenta quindi le donne che lavorano come professioniste nelle città come pure quelle impiegate nei settori agricoli nelle aree rurali”.

L’abbigliamento della 22enne “è anche un richiamo agli abiti indossati dalle nostre madri e nonne negli anni ’60, ’70 e ’80, che si vestivano così mentre marciavano per le strade contro le precedenti dittature militari”, conclude Makki, la quale sottolinea che in un video da lei condiviso su Twitter, Alaa cantava: “Mia nonna è una Kandaka”, e la folla rispondeva “Rivoluzione!”. Alaa vuole essere lei stessa una Kandaka.

Alessandra Boga

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