Iran, 33 anni confermati per l’avvocata dei diritti umani Nasrin Sotoudeh Il marito fa sapere che la donna sconterà solo la condanna più grave: a 12 anni di reclusione.

in Esteri

Confermata in via definitiva la condanna a 33 anni di carcere per l’avvocata dei diritti umani Nasrin Sotoudeh. Quest’ultima, infatti, ha deciso di non presentare ricorso in appello, considerando irregolare il processo a cui è stata sottoposta. Lo rivela all’agenzia di stampa ufficiale Irna Reza Khandan, marito della donna (il quale è stato anche lui in prigione). Tuttavia l’uomo spiega che Nasrin dovrebbe scontrare “solo” 12 anni di carcere per il reato più grave di cui è accusata.
La legale, la quale aveva difeso donne che si erano mostrate in pubblico senza velo obbligatorio, a sua volta è comparsa a capo scoperto in un’aula di tribunale, e si è opposta alla pena di morte, è stata condannata anche a 148 frustate con le accuse di “aver complottato contro la sicurezza nazionale” e “minacce contro il sistema” (vedi critiche alla Repubblica Islamica) ed “istigazione alla corruzione e alla prostituzione” (in relazione alla questione del velo).
Negli ultimi anni la protesta della popolazione iraniana contro il chador obbligatorio si è fatta sempre più forte. E’ capitato che vi prendessero parte anche uomini. E’ accaduto nel 2016, quando alcuni hanno aderito ad una campagna social postando le loro foto “velati” per solidarietà con le loro madri, sorelle, mogli, figlie e nipoti.
Le foto su Instagram erano corredate da commenti come: “Ho deciso di aderire alla campagna e indossare il velo di mia nipote perché non voglio che nessuno rubi la mia libertà, quindi non posso rimanere indifferente alla violazione che la metà della popolazione del mio Paese subisce”. E ancora: “Le donne, quando lasciano la loro casa per andare in un luogo pubblico, sono costrette ogni giorno a svestirsi della propria vera identità ed è orribile sentire di avere una doppia identità per una vita intera”. Oppure: “Desidero con tutto il cuore che mia moglie possa vivere in un Iran in cui le sia consentito di decidere da sola cosa indossare. Le donne sono costrette a indossare questi soffocanti capi d’abbigliamento anche d’estate”. O ancora: “Qui (in questa foto, ndr) siamo io e mia madre, che è molto felice quando le dico ‘Noi ti capiamo e lottiamo per la libertà di scelta per un hijab non forzato”. Loro, gli uomini, si mostravano con la testa coperta, le donne no.

La comunità internazionale e molte organizzazioni per i diritti umani si sono stretti attorno a Nasrin Sotoudeh per chiedere il suo rilascio ed anche per la libertà di scelta per quanto riguarda il velo. Così ACMID-DONNA, presieduta da Souad Sbai, si prepara ad organizzare manifestazioni di fronte all’Ambasciata Iraniana a Roma proprio a questo scopo: per una battaglia di civiltà.


Alessandra Boga

info@almaghrebiya.it


Sono nata a Magenta (MI) il 26/08/1980 e vivo a Meda, in provincia di Monza e Brianza. Dopo la Maturità Classica, mi sono laureata in Scienze dell’Educazione (2004) con una tesi in Pedagogia Interculturale intitolata “Donna e Islam: la questione del velo”. Ho scritto due racconti sui diritti delle donne, uno sulle arabe e musulmane intitolato “Dopo la Notte” (Ed. Filo, 2009) e l’altro incentrato sulla figura di Olympe de Gouges, autrice della “Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina” (1791, epoca della Rivoluzione Francese). Dopo la laurea ho scritto su molti giornali online ed alcuni cartacei.

Ultime da Esteri

Vai a Inizio pagina