Natale di Roma, oggi la Città Eterna compie 2772 anni Il ricordo della data leggendaria del 21 aprile 753 a.C riportato in auge dal fascismo in chiave moderna.

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Oggi, 21 aprile 2019, non è solo Pasqua, ma anche il giorno del Natale di Roma secondo la leggendaria tradizione. La cosiddetta Città Eterna compirebbe 2772 anni dalla sua fondazione da parte di Romolo, figlio con il gemello Remo del dio Marte e della principessa – vestale mortale Rea Silvia, figlia del re Numitore di Alba Longa, e primo dei futuri famosi sette re.

La fondazione della città (Dies Romana o Romaia) venne celebrata per la prima volta 800 anni più tardi, nel 47 d.C., per decisione dell’Imperatore Claudio, su proposta dello scrittore Marco Terenzio Varrone o semplicemente Varrone, che aveva narrato in prima persona la leggenda di Romolo e Remo.


La celebrazione di Roma venne proseguita nell’Umanesimo (per esempio con Nicolò Machiavelli) e secoli più tardi nel Risorgimento, tornando ad essere una tradizione. Pensiamo per esempio al Natale della Città festeggiato nel 1849 con la Repubblica Romana, libera dal potere temporale del Papa e in lotta per la propria sopravvivenza. Sarebbe stato consumato un pasto a Fori Imperiali con tanto di brindisi e rifondazione simbolica della città in quanto liberata.

Roma era tornata centrale nella storia di quella sarebbe diventata l’Italia. Mazzini parlava così della nostra futura Capitale (già lodata, oltre che dominata, da Napoleone, che si considerava erede dei Cesari e paragonava le proprie imprese militari a quelle dei giù grandi condottieri romani): “Roma sogno de’ miei giovani anni, idea-madre nel concetto della mente, religione dell’anima”.

Un articolo de “Il Messaggero” a firma del giornalista Mario Ajello, fa presente che “non c’è progetto ambizioso e innovativo in Europa che non abbia cercato di attingere al dna di Roma e di intestarsi l’idea di Roma. Basti pensare a come tanti patrioti del Risorgimento, per evitare i fulmini della censura, usavano l’ambientazione antica della Roma repubblicana per combattere le loro battaglie d’attualità”.

A proposito di Risorgimento, il futuro presidente del Consiglio ministro degli Esteri e degli Interni del Regno d’Italia Francesco Crispi, riguardo all’Urbe disse: “La nuova missione d’Italia comincia da Roma – e resterà incompleta finché con gli studi e con le armi, con la scienza e con la forza, non avremo provato allo straniero che noi non siamo minori dei padri nostri”.

In seguito, in occasione del Natale di Roma del 1921, lo storico nazionalista Giacchino Volpe scrisse: “Roma aiutò gli italiani a costruire la loro italianità”.

Un’idea che si ritroverà in chiave moderna (sottolinea ancora Ajello) in Mussolini, nel Ventennio Fascista. Il Duce, per il Natale di Roma del 1922 (sei mesi prima della marcia del 22 ottobre con cui il fascismo avrebbe preso il potere), aveva dichiarato che quest’ultima era “il nostro punto di partenza e di riferimento; è il nostro simbolo o, se si vuole, il nostro mito” (e lo si sarebbe capito dai simboli romani usati dal regime a cominciare dai fasci di combattimento e dal famoso “saluto”).

Con la marcia su Roma, la città venne trasformata politicamente, urbanisticamente e dal punto di vista monumentale. Mussolini voleva che suscitasse ammirazione in Italia e all’estero, intendendo significare che il nostro Paese, dopo le conquiste del Risorgimento e la vittoria nella Prima Guerra Mondiale, desiderasse riprendersi le glorie di quel passato.

Perciò il regime, nel 1923, dichiarò il Natale di Roma festa nazionale e addirittura sostituito come festa del lavoro alla Giornata del 1°maggio.

Ajello sottolinea che “Con la caduta del regime, è crollato anche il mito di una Roma imperiale e conquistatrice”, e così la grandiosità nel celebrare il Natale della città.

Ciò non toglie, vogliamo aggiungere, che anche oggi (pur con tutti i problemi dell’Urbe), vi siano celebrazioni, e anzi dureranno tre giorni: al Circo Massimo e in via dei Fori Imperiali all’insegna delle rievocazioni storiche, di attività didattiche, di esibizioni allo stesso Circo Massimo, di ricostruzioni di combattimenti e conquiste belliche, e persino di declamazioni di orazioni.

Alessandra Boga

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