Irlanda: rischio divisioni causa Brexit Ieri, 19 aprile, il 21° anniversario degli accordi del Venerdì Santo.

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In questi ultimi giorni si è tornato a parlare di Irlanda del Nord, a causa dei nuovi scontri a Derry (per qualcuno “Londonderry”) che hanno visto una vittima: la giornalista 29enne Lyra McKnee, che era lì per documentare le proteste dei nazionalisti repubblicani che vogliono l’indipendenza dal Regno Unito.

Ci ha ricordato le divisioni in due quartieri di Belfast: quello repubblicano, indipendentista e cattolico, e quello monarchico, unionista e protestante. C’è ancora un muro, che li separa: porte d’acciaio che vengono aperte alba e chiuse al tramonto. Eppure ventun anni fa erano stati siglati degli accordi di pace: i cosiddetti accordi del Venerdì Santo, uno dei risultati più importanti ottenuti da Tony Blair come primo ministro.


Il muro ricorda quello di Berlino che non c’è più; i murales che li colorano, ricordano quel fosco passato e anche se oggi sono soprattutto un’attrazione turistica, rimangono.

L’Unione europea sembrava avesse pacificato l’Irlanda, ma nel giugno 2016 è sopraggiunta la Brexit, che rischia di dividerla di nuovo. Ci potrebbe essere un referendum, ma qualcuno teme che gli unionisti prendano le armi.

Se ci sarà un’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea con un “no deal”, la pace in Irlanda verrà “irrimediabilmente” danneggiata, dice Blair. Con una “soft Brexit”, invece, la Gran Bretagna “dovrà cedere parte della propria sovranità alla Ue”.

Stando così le cose, l’ex premier britannico auspica in un secondo referendum, in cui la Gran Bretagna esprima (dopo averla maturata in questi tre anni) un’opinione opposta e decida di restare nell’Unione europea. E quest’ultima ha promesso benessere economico sia al nord che al sud dell’isola, se resterà.

Alessandra Boga

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