Jihad e islamismo, il lato oscuro dell’islam italiano

in Esteri

di Stefano Magni

In Italia non c’è terrorismo islamico? C’è eccome. Mercoledì scorso, la polizia ha arrestato, in Lombardia, due giovani radicalizzati. E a Milano venne pianificato il primo attentato jihadista in Europa, nel 1995. C’è un cuore di tenebra nell’islam italiano. Ne parliamo con Alberto Giannoni, autore di Il libro nero dell’islam italiano

 

LIBIA: ITALIA RICATTATA di Souad Sbai

 

Propaganda dell’Isis per l’Italia

In Italia non c’è terrorismo islamico? C’è eccome. Mercoledì scorso, la polizia ha arrestato, in Lombardia, un 25enne palermitano, convertito all’islam, residente a Bernareggio (Lombardia) e un marocchino, il suo reclutatore, in provincia Novara. Le accuse sono molto pesanti: avrebbero iniziato il tipico percorso di radicalizzazione, con propaganda, studio delle tecniche di sabotaggio e attentati e predicazione dell’odio che può concludersi con l’adesione della lotta armata, in Siria o in altri campi di battaglia del jihad. Sempre dall’Italia partiva quello che viene considerato come il primo vero attentato jihadista in Europa: il 20 ottobre 1995, una Fiat Mirafiori partita da Bergamo andò ad esplodere sotto la centrale di polizia di Rijeka (la ex Fiume), in Croazia. L’attentato, che non provocò altre vittime oltre all’attentatore, venne rivendicato dalla sigla egiziana della Gama’a al Islamiyya.

 

Sul terrorismo islamico parliamo con Alberto Giannoni, giornalista, cronista de Il Giornale e autore di una piccola guida al jihadismo italiano: Il libro nero dell’islam italiano, basato su inchieste della magistratura, su dati certi e su quel che finora sappiamo.

 

Perché non abbiamo ancora subito attentati?

 

Intanto va detto che i terroristi ci hanno attaccati. Si può discutere sull’esito e sulla preparazione di chi li ha commessi. Abbiamo subito un attentato a Milano e uno a Brescia. A Milano è stato concepito e pianificato anche l’attacco di Rijeka. Molto più recentemente l’attentatore di Berlino è tornato a Milano, Sesto San Giovanni, dopo essere sfuggito alla polizia tedesca. E’ vero anche che ci sono state 43 vittime italiane di attentati all’estero: purtroppo anche noi abbiamo pagato il nostro tributo di sangue. Sul perché abbiamo subito meno terrorismo di altri paesi europei non esiste una risposta univoca. Non posso che citare due cause già note: sicuramente l’intelligence è molto preparata ed efficace, l’Italia è il paese che espelle di più (388 espulsi dal 2015 e il numero è sempre crescente, di anno in anno).

 

Serpeggia anche l’idea di un patto di non-aggressione con l’Isis…

 

Lo escluderei. Non solo non ci sono elementi concreti per ipotizzarlo, ma anche le voci più autorevoli che ho sentito escludono questa tesi.

 

E’ lecito parlare di terrorismo “islamico”?

 

Non solo è lecito, ma è doveroso. Chi ritiene che il terrorismo non abbia nulla a che vedere con l’islam, tradisce un auspicio più che un’analisi seria dei fatti. I primi a confermare che il terrorismo ha un fondamento nella religione sono i terroristi stessi. Con ciò non voglio dire che l’islam in quanto tale si sovrappone con il terrorismo. Il jihad è un fenomeno che fa presa su personalità facilmente manipolabili. Tendo sempre a distinguere l’islam (religioso) dall’islamismo (ideologico) e quest’ultimo dal jihadismo (militare). Ma non si può negare che fra gli uni e gli altri ci sono aree grigie, in cui si sovrappongono. Il 13 gennaio 2017, l’imam di Firenze dichiarava al Corriere della Sera che anche i terroristi sono “nell’album di famiglia dell’islam”. “Sono musulmani a tutti gli effetti – spiegava – Ma i loro atti criminali no, non lo sono”

 

Che cosa si intende per “islamismo”, termine molto usato, ma che non si trova neppure sul vocabolario?

 

Io lo definisco come la versione politicizzata, ideologizzata, militante, della religione islamica. Che parte dal presupposto di una mancanza di distinzione fra religione e politica. La casa madre, la specie di “internazionale” dell’islamismo è sicuramente l’organizzazione dei Fratelli Musulmani. Il libro-inchiesta francese Qatar Papers, documenta per filo e per segno quanto il piccolo Qatar investa su questa ideologia, anche in Italia, con fiumi di denaro. In Italia sono presenti una serie di realtà che negano ogni legame con l’islamismo internazionale, ma sono problematiche.

 

In che senso? A cosa mirano?

 

Spesso ciò che dichiarano non pone alcun problema. Ma molti esperti ritengono che le dichiarazioni pubbliche non riflettano il loro vero obiettivo e che in realtà il loro scopo è quello di svuotare la democrazia dall’interno. Non possiamo chiaramente presupporre che tutte le dichiarazioni siano solo dissimulazione. Ma dobbiamo capire di chi fidarci. Dovremmo fidarci di chi, a parole e nei fatti, non odia lo Stato di Israele, rispetta pari diritti di tutti, anche delle donne, e nutre rispetto assoluto della libertà di religione. Quando, soprattutto, ci sono doppi standard nelle condanne degli attentati, quando alcuni atti di terrorismo sono considerati legittimi e altri no, sono sintomi che dobbiamo guardare con molta attenzione. Chi non afferma questi principi ha molto probabilmente in mente un altro modello e obiettivi tipici dell’ideologia islamista: la costruzione di un sistema istituzionale ispirato a una versione integralista dell’islam.

 

Costruire moschee: sono una soluzione, o un problema ulteriore?

 

Tutto dipende dall’interlocutore, da chi le gestisce. Nelle condizioni odierne, sono sicuramente un rischio in più. Sarebbe necessario un intervento normativo che garantisca trasparenza dei finanziamenti, traduzione dei sermoni, pubblicazione degli elenchi degli imam. Erano misure messe nero su bianco su un protocollo firmato dal ministro dell’Interno due anni fa, poi quel percorso sembra essersi interrotto. Le stesse regole di trasparenza sono contenute in proposte di legge depositate alla Camera e al Senato. Forse possono aiutare ad avere dei centri religiosi alleati nella lotta all’estremismo.

 

Islamismo e immigrazione: i due fenomeni sono legati?

 

Il nesso purtroppo esiste, anche se non possiamo fare l’equazione per cui ogni immigrato è un pericolo. Mai scivolare nel pregiudizio. Ma nella relazione approvata dalla Commissione anti-terrorismo dell’Ue, nel 2018, sono le stesse relatrici a individuare il problema. Almeno otto autori di attentati fra il 2015 e il 2016 sono entrati illegalmente in Europa, attraverso la rotta balcanica, a luglio, agosto e ottobre 2015. Le relatrici chiedevano una svolta per proteggere meglio le frontiere esterne e avvertivano che lo spazio di Schengen (apertura dei confini interni all’Ue, ndr) fosse sostenibile solo in caso di forte difesa della frontiera comune.

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