Oggi elezioni in Indonesia: giornata tra le più complicate della storia Alle urne 193 milioni di persone, chiamate a scegliere tra 245mila candidati in 800mila seggi su 18mila isole.

in Esteri

Oggi e solo oggi, mercoledì 17 aprile, in Indonesia si svolgeranno le elezioni presidenziali (attualmente il capo dello Stato è Joko Widodo), parlamentari e regionali. Si tratta di un evento senza precedenti nella storia del Paese. Lo annuncia “Il Post”.

Alle urne si recheranno 193 milioni di aventi diritto, chiamati a scegliere tra 245mila candidati in 800mila seggi sulle circa 18mila isole che costituiscono l’Indonesia, la terza democrazia più grande del mondo, il cui governo rimane il più solido del sudest asiatico.


E’ una giornata storica, in cui vi saranno imponenti spostamenti: in aereo, in nave, in canoa e persino a cavallo o a piedi.

Secondo il Lowy Institute, centro studi australiano specializzato nella situazione asiatica, questa è “tra le (giornate, ndr) più complicate della storia del mondo”. Ciò per l’organizzazione della macchina elettorale di cui sopra, che comprende 6 milioni di persone, migliaia di isole e scenari assai eterogenei dal punto di vista territoriale.

L’Indonesia, dalla caduta del regime di Suharto nel 1998 (con la costrizione del dittatore a dimettersi dopo 30 anni di dominio con pugno di ferro), ha adottato un complesso sistema “anti – brogli” ed altri tipi di irregolarità nel voto.

In particolare, come abbiamo visto, numerosissimi sono i seggi elettorali, rivolti ciascuno a poche centinaia di persone, e lo spoglio delle schede si svolge all’aperto, per garantire maggiore trasparenza.

La modalità di voto consiste nell’utilizzare una sorta di unghia metallica che buca la scheda elettorale. I voti verranno conteggiati sollevando ciascuna scheda verso l’alto e facendo passare la luce dal buco.

Per evitare doppie votazioni, verranno usate più di un milione e mezzo di bottiglie di inchiostro indelebile halal (l’Indonesia è il più grande Paese musulmano del mondo, con il 90% della popolazione che crede nell’islam), e in questo inchiostro si dovrà immergere il dito alla fine. Il tutto si concluderà alle 13.

Il conteggio dei voti avviene piuttosto rapidamente, anche perché il numero di elettori per ciascuno seggio è basso, ma dovrebbe volerci qualche settimana, prima di conoscere l’esito delle elezioni.

La modalità di voto in Indonesia, per esempio in alcune zone di Papua occidentale (provincia più ad ovest del Paese che da sempre deve vedersela con movimenti indipendentisti), solleva diverse critiche da parte degli osservatori.

Il sistema elettorale qui usato, è chiamato “sistema noken”, dal nome di una borsa del luogo realizzata con radici di alberi. Tale modalità di voto consiste o nel fatto che il capo di una comunità voti per tutti, oppure si vota singolarmente, introducendo la preferenza proprio nella borsa “noken”.

In questo modo non è certo garantita la segretezza del voto, tanto meno la sua regolarità (è facilissimo che avvengano manipolazioni).

Gli aventi diritto indonesiani, sono cittadini che hanno compiuto 17 anni ed in possesso di carta di identità elettronica denominata e-KTP, praticamente inaccessibile nelle zone più remote del Paese, talvolta abitate da indigeni.

Particolare è il fatto che le persone sposate possano votare anche prima, considerato che l’età minima per sposarsi per una donna è di 16 anni. Non votano poliziotti e militari, perché per legge hanno l’obbligo di rimanere neutrali.

Chi saranno i candidati alle elezioni presidenziali? E’ di nuovo in corsa per il suo secondo mandato il presidente uscente (del Partito democratico indonesiano di lotta, liberaldemocratico), soprannominato “Jokowi”, il quale negli ultimi cinque anni di incarico si è tenuto lontano da qualsiasi scandalo di corruzione. E’ il probabile vincitore, sebbene gli sia imputato di non aver mantenuto tutte le promesse elettorali. Lo sfidante è l’ex generale Prabowo Subianto (del Partito del movimento della grande Indonesia): ex marito della figlia del generale Suharto, è nazionalista e tradizionalista. Widodo e Subianto si erano già affrontati alle elezioni del 2014, quando il primo prevalse con il 53% dei voti.

Argomenti della campagna elettorale sono state le infrastrutture, la corruzione, ma anche l’identità nazionale dell’Indonesia come Paese islamico.

Durante la presidenza di Widodo o, se preferiamo, “Jokowi”, l’economia indonesiana è migliorata (c’è meno povertà) e alcuni progetti legati alle infrastrutture sono stati portati a termine.

Tuttavia esperti stranieri osservano che soprattutto negli ultimi due anni, Jokowi non ha aperto del tutto l’Indonesia ad investimenti stranieri, e l’economia, nonostante i recenti miglioramenti, è cresciuta meno per esempio di dieci anni fa.

Inoltre si è registrato un aumento di potere degli integralisti: tra il 2016 e il 2017 addirittura un ex governatore, quello di Giacarta, il cristiano Basuki Tjahaja Purnama, più noto con il soprannome “Ahok” e alleato di Jokowi, fu condannato per blasfemia (che in Indonesia è reato) perché i suoi avversari l’avevano accusato di aver insultato l’islam.

Proprio per via del maggior potere assunto dagli islamisti, negli ultimi mesi sia il presidente che il suo sfidante hanno cercato di ingraziarseli. Addirittura Jokowi, che non è certo un fanatico, ha scelto come vice un religioso di nome Ma’ruf Amin, che contribuì alla fine di politica di Ahok, fomentando le proteste contro di lui.

L’altro candidato alle presidenziali, Prabowo, ha promesso di proteggere i gruppi islamisti e di aumentare i finanziamenti alle scuole religiose, per quanto glielo consentirà la Costituzione. Inoltre è riuscito a tirare dalla propria parte il Partito della prosperità e della giustizia, il principale partito islamista in Parlamento.

Entrambi i candidati cercano di contendersi anche l’elettorato giovane (tra i 17 e i 35 anni), il quale costituisce circa il 40%degli aventi diritto al voto.

Il primo candidato ha cercato di conquistarlo promuovendo la vendita di articoli abbigliamento (come T – shirt, giacche e cappellini), l’altro ha coinvolto youtuber ed influencer. Entrambi si sono molto rivolti ai social, visto quanto vengono usati dai giovani.

A preoccupare analisti ed associazioni, indonesiani e no, ancor più del corretto svolgimento delle elezioni, sono le cosiddette fake news, il cui numero è aumentato proprio dall’uso dei social e i servizi di messaggistica istantanea, soprattutto Facebook e WhatsApp. Le notizie false e la conseguente disinformazione risultano aumentate del 61% tra dicembre 2018 e gennaio 2019.

Le fake news sono purtroppo anche mezzi di scontro elettorale tra i due candidati attraverso i rispettivi team. Perciò  “cacciatori” delle stesse, i quali sono solitamente “rivali”, si sono uniti per “smascherarle”. Tra loro trenta giornalisti.

Il più colpito è stato il moderato Jakowi, che ha cercato di difendersi dalle false informazioni su di lui e alla fine ha anche ha minacciato di chiudere Facebook e WhatsApp; ordinato punizioni legali nei confronti dei cittadini che diffondevano fake news e l’arresto di diversi membri di quello che si autodefinisce “Esercito informatico musulmano”, hacker che agiscono per conto dei gruppi religiosi musulmani integralisti dalla parte di Prabowo.

Alessandra Boga

info@almaghrebiya.it


Sono nata a Magenta (MI) il 26/08/1980 e vivo a Meda, in provincia di Monza e Brianza. Dopo la Maturità Classica, mi sono laureata in Scienze dell’Educazione (2004) con una tesi in Pedagogia Interculturale intitolata “Donna e Islam: la questione del velo”. Ho scritto due racconti sui diritti delle donne, uno sulle arabe e musulmane intitolato “Dopo la Notte” (Ed. Filo, 2009) e l’altro incentrato sulla figura di Olympe de Gouges, autrice della “Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina” (1791, epoca della Rivoluzione Francese). Dopo la laurea ho scritto su molti giornali online ed alcuni cartacei.

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