Discriminazione femminile sul lavoro, la Pixar la spiega con un cartone animato Un nuovo progetto chiamato SparkShorts esemplifica la situazione con un gomitolo rosa.

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La Pixar ha lanciato un breve cartone animato, nell’ambito del suo nuovo progetto SparkShorts, per raccontare le discriminazioni subite dalle donne. In particolare questo, annuncia il sito Ladynomics.it, si intitola “Purl”, e riguarda la sfera lavorativa. E’ stato scritto e realizzato dall’autrice e regista Kristen Lester, che ha tratto ispirazione dalla propria esperienza personale, spiegando che anche all’interno del settore dell’animazione primeggiano gli uomini rispetto alle donne.

Protagonista del cartone è Pinky, un gomitolo rosa (colore delle donne per eccellenza), che va a lavorare come outsider (esempio di minoranza) in un’azienda, la compagnia Bro, dove la maggior parte del personale è costituita da uomini (bianchi) praticamente tutti uguali.


Pinky prova ad inserirsi, ma non riesce, venendo esclusa dal gruppo di maschi nel momento in cui vengono prese le decisioni aziendali.

Verrà accettata solo dopo aver indossato un completo maschile che lei stessa ha lavorato a maglia, essersi messa a fare battute volgari, a bere ad essere aggressiva come gli uomini dell’azienda. Si tratta di una situazione estrema e stereotipata, ma purtroppo è ricostruita sulla base della realtà.

Per quanto riguarda l’Italia, molta rimane la strada da fare contro la discriminazione delle donne sul posto di lavoro: anzi, il tasso dell’occupazione femminile nel nostro Paese è uno dei più bassi d’Europa, pari al 19,8%. Peggio va solo a Malta. C’è anche discriminazione nei salari, per quanto bassa (il 5%).

Insomma, osserva l’articolo di Ladynomics.it, “siamo sempre un po’ considerate come ospiti nel mondo del lavoro”. Naturalmente la situazione peggiora se la maggioranza del personale di un’azienda è maschile: la lavoratrice può subire mobbing e naturalmente anche molestie sessuali.

Tuttavia nel cartone animato di Kristen Lester tutto finisce bene, poiché Pinky si libera degli abiti maschili e diventa paladina della diversità di genere in azienda. E se ce la fa un gomitolo di lana, è la “morale della favola”, ce la possono fare anche le donne nella realtà.

Alessandra Boga

info@almaghrebiya.it


Sono nata a Magenta (MI) il 26/08/1980 e vivo a Meda, in provincia di Monza e Brianza. Dopo la Maturità Classica, mi sono laureata in Scienze dell’Educazione (2004) con una tesi in Pedagogia Interculturale intitolata “Donna e Islam: la questione del velo”. Ho scritto due racconti sui diritti delle donne, uno sulle arabe e musulmane intitolato “Dopo la Notte” (Ed. Filo, 2009) e l’altro incentrato sulla figura di Olympe de Gouges, autrice della “Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina” (1791, epoca della Rivoluzione Francese). Dopo la laurea ho scritto su molti giornali online ed alcuni cartacei.

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