Sudan: Al Bashir, lo spietato dittatore, si è dimesso dopo un golpe militare Migliaia in festa per l'addio. I sudanesi non vogliono più militari al governo

in Esteri/Le Brevi

Le grida esulanti dei sudanesi echeggiano in tutta l’Africa (già orfana di Bouteflika e sul capezzale libico). Il presidente sudanese, Omar Al Bashir, dopo 30 annidi dittatura spietata si è dimesso. Lo riferiscono fonti consultate da Sky News, secondo le quali i vertici dell’esercito annunceranno a breve, a reti unificate, le dimissioni del presidente, al potere da 30 anni. Il Presidente, agli arresti domiciliari, avrebbe rassegnato le dimissioni e sarebbero in corso le consultazioni per eleggere un Governo di transizione. Il presidente del Consiglio militare, il tenente generale Abdul Fattah al-Burhan è arrivato alla sede della radiotelevisione sudanese, da dove l’esercito ha annunciato che sarà trasmesso un comunicato.

L’esercito avrebbe arrestato il primo ministro, Mohamed Taher Ella, l’ex ministro della Difesa, Abdul Rahim Mohammed Hussein, gli ex vice presidenti Bashir, Ali Osman Mohamed Taha e Bakri Hassan Saleh e l’assistente di Bashir, Ahmed Mohamed Harun, ricercato dalla Corte penale internazionale per crimini di guerra in Darfur, oltre 100 personalità governative.


Decine di migliaia di sudanesi sono confluiti cantando e ballando nel centro della capitale del Sudan, Khartoum, per festeggiare la deposizione di Omar al-Bashir. Gli organizzatori della protesta però rifiutano che i militari insedino uno dei loro uomini al posto del presidente: e temendo un perpetuarsi del regime di Bashir, hanno esortato i contestatori a mantenere il loro principale sit-in davanti al quartier generale delle forze armate per tenere alta la pressione. Ora che il popolo ha vinto e il governo Al Bashir è caduto non resta che chiedersi chi sarà incaricato alla guida del Paese. C’è chi prevede che l’esercito resterà la potere fino alle prossime elezioni presidenziali in programma nel 2020 ma si teme che il Sudan resti per un lungo periodo con “i fianchi scoperti” soprattutto ora che il futuro del Paese sembra essere sempre più incerto.

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Alaa Salah

Mentre, nella nazione islamica, una donna, Alaa Salah è diventata la ragazza simbolo delle proteste in Sudan contro il presidente Omar al-Bashir, al potere da 30 anni. 22 anni, studentessa di architettura, Alaa – soprannominata ‘Kandara’, la regina nubiana che governava gran parte dell’attuale Sudan moderno più di 3.000 anni fa – è stata immortalata in un’immagine che ha fatto il giro del mondo, diventando l’ultima speranza per il popolo sudanese. “Sono contenta che la mia foto abbia permesso alle persone di tutto il mondo di conoscere la rivoluzione in Sudan – ha spiegato Alaa al ‘Guardian -. Dall’inizio delle proteste sono uscita ogni giorno e ho partecipato alle manifestazioni perché i miei genitori mi hanno insegnato ad amare il nostro Paese”.

 

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Sono nato nel 1980, ho scritto per L'Occidentale, L'Opinione, altre testate e ho lavorato per la Commissione Affari esteri del nostro Parlamento. Collaboro con Almaghrebiya da un po' di tempo occupandomi principalmente di argomenti afferenti la politica estera, soprattutto mediorientale.

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