Infibulazione, migliaia di bambine a rischio: anche in Italia.

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L’infibulazione o più precisamente le mutilazioni genitali femminili (l’infibulazione è il caso più grave), benché illegali non sono purtroppo una realtà estranea all’Italia: tutt’altro. Alcuni media riportano l’allarme lanciato da Aldo Morrone (foto), direttore dell’Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie nella povertà (Inmp), il quale spiega che nel nostro Paese “ogni anno ci sono 2000-3000 bambine a rischio di essere infibulate”.

Il 6 febbraio sarà la Giornata Mondiale contro le Mutilazioni Generali Femminili, che coinvolgono in Italia 0-35mila donne e nel mondo oltre 120 milioni. L’infibulazione viene praticata in 29 Paesi, a 3 milioni di bambine e ragazzine ogni anno. Numerosi gli appelli per fermarla, come quello dell’Associazione non c’è pace senza giustizia.

Da una ricerca svolta negli anni in quattro regioni italiane e i cui risultati si trovano nel libro “Sessualità e culture- Mutilazioni genitali femminili: risultati di una ricerca in contesti socio-sanitari”, scritto dallo stesso Dottor Morrone e dalla sociologa Alessandra Sannella, emerge che nel 1996, soltanto a Roma sono state curate diecimila donne che hanno subito tale pratica.

E’ stato preso in considerazione un campione di 1.421 persone che lavorano in ambito socio-sanitario. Con l’ausilio di 313 mediatori culturali e 1.108 operatori sanitari si è cercato di capire chi di loro ha avuto come pazienti bambine a rischio di infibulazione.

Marrone sottolinea che ci sono ancora sedicenti medici e anziane di comunità immigrate che, a pagamento, infibulano bambine e ragazzine, ma il personale sanitario ha la possibilità di accorgersene solo quando le piccole vengono portate per le visite e ormai è già tutto fatto.

Spesso le mutilazioni vengono praticate senza anestesia, con coltelli, lame di rasoio, vetri rotti o forbici, portando anche alla morte di chi le subisce. Le emorragie vengono medicate con garze e bende o, ad andar bene, dando dei punti.

Le vittime possono contrarre infezioni, cheloidi, tetano o diventare sterili. Naturalmente hanno problemi durante i rapporti sessuali e durante il parto.

Aldo Morrone precisa che, “essere a rischio”, non significa mutilazioni genitali sicure, ma purtroppo queste bambine possono tornare nei Paesi d’origine, magari per le “vacanze”, e rientrare in Italia già mutilate senza che si possa fare nulla.

Provengono da Stati dove è diffusa l’infibulazione, come il Corno d’Africa, la zona sub-sahariana, l’Egitto e il Sudan.

La legge che proibisce le mutilazioni genitali femminili in Italia, è datata 7 gennaio 2006 (sono previsti fino a 12 anni di carcere), ma a distanza di quattordici anni non si può ancora dire quanto sia rispettata. O meglio, le stime parlano di 30.000-35.000 bambine infibulate, e si tratta della cifra più alta in Europa, continente cui si registrano 500mila vittime.

Si è scoperto che in molti Paesi europei le bambine vengono mutilate nei centri di chirurgia estetica vaginale o in quelli dove si fanno piercing e tatuaggi. La cosa più grave è che in Italia (ed evidentemente anche all’estero) ci sono ragazzine che vogliono essere infibulate, una volta diventate maggiorenni. Proprio come se volessero farsi un piercing, un tatuaggio od un intervento estetico.

Alessandra Boga

info@almaghrebiya.it

Sono nata a Magenta (MI) il 26/08/1980 e vivo a Meda, in provincia di Monza e Brianza. Dopo la Maturità Classica, mi sono laureata in Scienze dell’Educazione (2004) con una tesi in Pedagogia Interculturale intitolata “Donna e Islam: la questione del velo”. Ho scritto due racconti sui diritti delle donne, uno sulle arabe e musulmane intitolato “Dopo la Notte” (Ed. Filo, 2009) e l’altro incentrato sulla figura di Olympe de Gouges, autrice della “Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina” (1791, epoca della Rivoluzione Francese). Dopo la laurea ho scritto su molti giornali online ed alcuni cartacei.

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