Ha ammazzato Stefano Leo “perché aveva un’aria felice”, ma Said Mechaouat avrebbe dovuto essere in carcere Il giovane era libero per un problema di trasmissione di carte dalla Corte d’Appello alla Procura.

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Said Mechaouat, il 27enne di origine marocchina che si è costituito per aver tagliato la gola al 33enne Stefano Leo ai Murazzi di Torino con l’assurda motivazione che la vittima “aveva un’aria felice”, non avrebbe dovuto essere libero. E’ emerso infatti che era stato condannato ad un anno e sei mesi in primo grado nel 2015 per maltrattamenti in famiglia, ma non è andato in carcere a causa di un ritardo o comunque di un problema nella consegna delle Carte dalla Corte d’Appello alla Procura. Il suo ricorso alla condanna era stato rigettato. La notizia arriva dall’ANSA.

Mechaouat aveva altri precedenti, perciò non aveva ottenuto la condizionale. Inoltre, fa sapere ancora l’agenzia di stampa, il giovane non aveva diritto a chiedere subito una misura alternativa alla reclusione, perché nella vicenda era coinvolto un minore: suo figlio.


Alessandra Boga

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Sono nata a Magenta (MI) il 26/08/1980 e vivo a Meda, in provincia di Monza e Brianza. Dopo la Maturità Classica, mi sono laureata in Scienze dell’Educazione (2004) con una tesi in Pedagogia Interculturale intitolata “Donna e Islam: la questione del velo”. Ho scritto due racconti sui diritti delle donne, uno sulle arabe e musulmane intitolato “Dopo la Notte” (Ed. Filo, 2009) e l’altro incentrato sulla figura di Olympe de Gouges, autrice della “Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina” (1791, epoca della Rivoluzione Francese). Dopo la laurea ho scritto su molti giornali online ed alcuni cartacei.

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