Due giorni all’insegna della Chiesa “aperta”

in Editoriale/Speciale Vaticano


di Souad Sbai

Dialogo interreligioso, tutela dei migranti e dell’ambiente: questi i temi principali trattati da papa Francesco nel viaggio apostolico in Marocco, il 28° del suo pontificato. Il Pontefice ha ricordato l’incontro di san Francesco con il sultano ed esortato a seminare “futuro e speranza non con la violenza, né con l’odio” ma “con la forza della compassione riversata sulla Croce”.


Due giorni intensi dedicati al dialogo interreligioso e alla conferma nella fede della Chiesa locale, senza dimenticare i migranti e i bisognosi, terminati con la cerimonia di congedo all’aeroporto della capitale marocchina. Un viaggio apostolico, il ventottesimo di papa Francesco, fatto di due giornate storiche e importanti per il mondo, dal punto di vista dei progressi del dialogo interreligioso, della tutela dei migranti e della difesa dell’ambiente. Questo e molto altro ha rappresentato la visita del Pontefice in Marocco.

Una due giorni che si è conclusa con la Santa Messa celebrata nel complesso sportivo Principe Moulay Abdellah di Rabat dinanzi a decine di migliaia di fedeli. In tutto il Marocco, Paese musulmano, sono circa 25.000 i cristiani presenti sul territorio nazionale. L’omelia è stata dedicata alla parabola evangelica del figliol prodigo, probabilmente utilizzata anche come metafora per descrivere le opposizioni interne alla sua idea di Chiesa “aperta” quanto più possibile al dialogo con il mondo.

Prima della celebrazione, il Papa ha incontrato il clero nella cattedrale di San Pietro, esortandolo a proseguire la strada del dialogo con “i fratelli e le sorelle musulmani”, da distinguere naturalmente dai Fratelli Musulmani intesi come l’organizzazione estremista dell’islamismo radicale. Attenzione a non cadere nelle strumentalizzazioni o credere alle fake news. Proprio qui Francesco ha riservato un affettuoso abbraccio al monaco novantacinquenne Jean-Pierre Schumacher, ultimo sopravvissuto della strage dei monaci di Tibhirine in Algeria. Una figura, la sua, capace di ispirare anche un film.

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