Messina: prima di fare lo Stretto lo si pulisca

in Ambiente/Le Brevi

Trovato l’introvabile nello Stretto di Messina: il 52% della spazzatura è fatto di plastica morbida (sacchetti in primis), il 26% di plastica rigida, il 3% di materiali edili, il 2,5% di legno, il 2,4% di vestiti. Nei giorni di pioggia più intensa, la forza delle fiumare può portare a valle centinaia di migliaia di metri cubi di detriti a velocità anche di 20 metri al secondo. I “puliti” della politica non se ne occupano a sporcarsi le mani cittadini e giornalisti che stanno edificando civiltà prima di un ponte.

La maggior parte di questa spazzatura, in larga parte costituita da plastica, poi scivola molto rapidamente (raggiungendo alle volte valori di 20 m/s) sul ripidissimo pendio marino che caratterizza lo Stretto di Messina, accumulandosi sul fondo del mare, a grandi profondità (al di sotto dei 500-600 metri). Per la prima volta i geologi dell’Università La Sapienza e del Cnr hanno documentano il fenomeno con una telecamera subacquea. Partiti per realizzare la carta geologica del fondale a mille metri di profondità, si sono ritrovati di fronte i loro occhi uno scenario davvero sconfortante negli abissi dello Stretto.“Quattromila pezzi in tutto, solo fra quelli identificabili. Quasi la metà ha dimensioni fra 10 e 50 centimetri. La concentrazione maggiore è sul versante siciliano, con un record di 200 rifiuti in 10 metri. Ma l’automobile era di fronte alla costa calabrese“, spiega Martina Pierdomenico, giovane ricercatrice del Cnr.

 

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C.P.

 

 

Sono nato nel 1980, ho scritto per L'Occidentale, L'Opinione, altre testate e ho lavorato per la Commissione Affari esteri del nostro Parlamento. Collaboro con Almaghrebiya da un po' di tempo occupandomi principalmente di argomenti afferenti la politica estera, soprattutto mediorientale.

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