Algeria, il golpe (legale) dei militari detronizza Bouteflika

in Editoriale

di Souad Sbai

La sfiducia ufficiale dell’esercito nei confronti di Bouteflika apre una nuova fase della crisi algerina. Invocando l’attivazione della procedura costituzionale d’impeachment prevista dall’articolo 192, il generale Salah ha destituito il presidente. Si apre un periodo di transizione che probabilmente si concluderà con l’elezione di un nuovo presidente. I militari vogliono gestire il processo di transizione, ma la protesta di piazza contro la vecchia oligarchia nazionalista e militare difficilmente accetterà questa soluzione di compromesso. I Fratelli Musulmani possono infilarsi nel gioco, specie se vengono cooptati dai militari per sedare la protesta.

La sfiducia ufficiale dell’esercito nei confronti di Bouteflika apre una nuova fase della crisi algerina. L’irriducibile determinazione della popolazione nell’esigere il cambiamento, ha pragmaticamente convinto i militari, architrave del sistema autoritario algerino, dell’opportunità di abbandonare l’ottantaduenne e malandato Presidente.

Invocando l’attivazione della procedura costituzionale d’impeachment prevista dall’articolo 192, il Capo di Stato Maggiore e Vice Ministro della Difesa, Ahmed Gaïd Salah, sembra voler rassicurare sul fatto che i militari non intendono procedere a nuovi colpi di stato, ma garantire “la soddisfazione delle legittime rivendicazioni del popolo algerino” nel pieno “rispetto della Costituzione”. L’articolo 192 prevede che se i due rami del Parlamento (Camera e Senato), su proposta del Consiglio Costituzionale, dichiarano lo stato di impeachment del Presidente con maggioranza di due terzi per incapacità di esercitare l’incarico, le sue funzioni possono essere assunte dal Presidente del Senato, Abdelkader Bensalah, per 45 giorni. Se alla scadenza di questo periodo l’impeachment è ancora in vigore, la vacanza della presidenza potrà essere considerata ufficiale ed entro 90 giorni nuove elezioni dovranno essere obbligatoriamente organizzate.

Il Consiglio Costituzionale ha immediatamente tradotto la sollecitazione di Salah in atti concreti e ora la parola spetta al Parlamento, dove le forze politiche dovranno trovare un accordo che riguardi molto probabilmente anche le modalità di svolgimento delle elezioni. Di tale accordo l’Esercito vuole chiaramente essere il grande mediatore, in modo che la transizione al post-Bouteflika non intacchi le sue prerogative. Insomma, il potere resterebbe nelle mani dei civili, ma le decisioni di ultima istanza continuerebbero a essere prese dai militari a garanzia della sopravvivenza del sistema da loro stessi presieduto.

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