Terrorismo: l’Irlanda permette rimpatrio a Lisa Smith, una foreign fighter dell’Isis Tutte le tappe della conversione

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Il primo ministro irlandese, Leo Varadkar ha permesso a Lisa Smith, cittadina irlandese partita nel 2015 per unirsi allo Stato Islamico in Siria e oggi madre di un bambino di due anni, di rientrare in patria. Luglio 2012: inizia a indossare il velo per la prima volta e invita le amiche musulmane a fare lo stesso. Scherza dicendo che sta prendendo “piccoli passi” indossando il velo, o niqab. Fine 2012: viaggia a Istanbul e si meraviglia della Moschea Blu e continua a comunicare con i radicali. 2013: si trasferisce in un centro di reclutamento di Isis nel nord della Tunisia, dove si mescola con i radicali rilasciati dal carcere dopo la rivolta araba del paese.013-2014: sposa un uomo che ha incontrato in Tunisia. Si reca in luoghi religiosi musulmani in tutto il paese e dice che legge il Corano ogni giorno “sul mio divano”. Novembre 2014: pubblica una foto di donne in copertina, compresi i loro volti, con la scritta: “Le cose belle non chiedono attenzione”. Marzo 2015: pubblica articoli su un articolo del New York Times, mostrando che Isis tiene duro in Iraq, a cui un amico si congratula con Isis in arabo.2016: le foto dalla Siria appaiono nella sua pagina Facebook. Maggio 2016: pubblica foto di bambini feriti dalla implacabile campagna di bombardamenti in Russia in Siria. Metà 2016: suo padre le scrive su Facebook, dicendo che non è in grado di raggiungerla sulla chat di Facebook e le dice che gli manca. Inizio 2019: viene scoperta nell’ultima conquista di Isis nella Siria orientale e conduce un’intervista trasmessa su ITV.

Un precedente che potrebbe avere gravi ripercussioni anche per le altre nazioni europee. Togliere a questa donna la cittadinanza irlandese, ha dichiarato il premier, “non è la cosa giusta o più compassionevole da fare”.Donald Trump, ha invitato i Paesi europei a farsi carico dei propri cittadini che si sono uniti a Daesh. I Paesi europei temono che persone radicalizzate, non solo i combattenti ma anche i loro familiari, e addestrate al combattimento rappresentino un grave rischio per la sicurezza nazionale e possano contagiare come un virus altri soggetti a rischio radicalizzazione sparsi per il territorio.


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C.P.

 


Sono nato nel 1980, ho scritto per L'Occidentale, L'Opinione, altre testate e ho lavorato per la Commissione Affari esteri del nostro Parlamento. Collaboro con Almaghrebiya da un po' di tempo occupandomi principalmente di argomenti afferenti la politica estera, soprattutto mediorientale.

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