Algeria, gli Usa: “La crisi favorisce il jihad”. Gli analisti chiedono a Trump di sostenere “transizione democratica e la lotta al terrorismo” nel Paese

in Esteri

La crisi in Algeria preoccupa gli analisti americani, che consigliano al presidente Donald Trump di sostenere la transizione democratica nel Paese (desideroso di liberarsi di Abdelaziz Bouteflika), e di studiare un piano militare e di intelligence contro il terrorismo tra Maghreb e Sahel. Infatti temono infiltrazioni di integralisti islamici (salafiti) nella rivolta popolare, come è accaduto nella “Primavera araba” che il regime algerino è riuscito a sventare. Lo spiega “Critical Threats”, osservatorio sul terrorismo di American Enterprise Institute, le cui considerazioni sono riportate dal quotidiano “La Stampa”.

L’Algeria, osservano gli esperti, “È riuscita a sconfiggere internamente Al Qaeda nel Maghreb (Aqim) e lo Stato islamico, e a respingere i loro attacchi provenienti da Paesi confinanti come Mali, Libia e Tunisia”, ma ora rischia di diventare «parte del problema”. Ciò rischierebbe di avere ripercussioni anche sull’Europa, per via delle migrazioni e dei traffici di esseri umani attraverso il Mediterraneo. In particolare ci guadagnerebbero la già citata Aqim e la “rivale” Isis, fa presente “Search International Terrorist Entities Intelligence Group”. Tuttavia bisogna anche evitare di salvare il regime di Bouteflika come il male minore.

L’Aei sostiene ancora che Trump debba frenare “il progressivo disimpegno militare in una certa parte dell’Africa, perché questo rende complicato il compito degli alleati nella regione”, in particolare della Francia in primis, ma anche dell’Italia in Niger. Come abbiamo detto, tra l’altro, i terroristi potrebbero facilmente arrivare in Europa, ma anche compiere un nuovo attentato in America.

Alessandra Boga

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