Fiera internazionale del libro di Riyadh 2019. Protagonista principale: la cultura.

in Editoriale/Esteri/Le Brevi

di Martina Margaglio e Costantino Pistilli

La Fiera internazionale del libro di Riyadh 2019 organizzata dal Ministero della cultura e dell’informazione dell’Arabia Saudita, dove saranno presenti più di 500.000 libri e pubblicazioni, presenti 1.465 case editrici, oltre 30 nazioni partecipanti, rappresenta il grimaldello della cultura che forza porte pesanti e polverose, da tempo chiuse. Il Riyadh International Book Fair –questo il titolo della Fiera del libro- è stato infatti dedicato ad artisti sauditi che hanno rappresentato ponti verso l’Occidente, personaggi che attraverso il cinema hanno arricchito le loro vite e quelle del proprio popolo che ha iniziato a vedere qualche sala cinematografica solo con l’arrivo degli americani nel Regno. Gli occidentali che lavoravano per la California State Oil Company (in seguito Aramco) furono i primi ad introdurre i cinema ai sauditi.


Attraverso le ali dell’immaginazione e il vento del progresso artisti come Haifa Al Mansour prima regista donna dell’Arabia Saudita, sceneggiatrice e produttrice, autrice del bellissimo film La bicicletta verde (Wadjda) (2012) che sulle ha lasciato parole di speranza: “La donna saudita ha fatto grandi passi avanti. Oggi ci sono molte scrittrici e anche giornaliste che lavorano per i media audiovisivi. Il loro aspetto è cambiato. Non tutte indossano forzatamente il velo integrale. C’è grande diversità nel paese, sia a livello di pensiero che di apparenze”. Altro artista di spicco saudita, uno dei “magnifici sette” a quali è stato dedicata la Fiera del Libro è Saad Khadr attore televisivo, regista e produttore, considerato uno dei più grandi attori sauditi di tutti i tempi, è il primo regista che presenta un film saudita titolato “Mowad Ma Majhoal” (Date with the unknown).

Altro artista che si vuole commemorare è Ibrahim Al Qadiè, considerato il regista che ha ridefinito il teatro indiano, e India arrivò grazie a suo padre, emigrante saudita, e dopo anni ha ridato molto alla nazione che lo ha ospitato: pioniere nella produzione teatrale e negli insegnamenti di teatro, fino a diventare il fondatore e direttore della National School of Drama, nonché fondatore della Al-Qadi Foundation for the Arts di Nuova Delhi. Anche a Khalil Al Rawaf verrà reso un omaggio, lui, figlio di Khalil Ibrahim Al-Rawaf il primo saudita ad emigrare negli Stati Uniti e il primo arabo ad apparire in un film di Hollywood; mantre verrà ricordato anche l’importante contributo dato al cinema saudita da Saad Al Freih autore del pluripremiato film film “The Conspiracy of Conscience” e con lui assistiamo al vero inizio della produzione cinematografica saudita che risale al 1966; uno spazio importante delle celebrazioni sarà poi dedicato ad Abdullah Al Muhaisen che girò il suo primo film (documentario) soltanto nel 1975, partecipando anche a festival internazionali, e ad Ibrahim Al Hasawi attore di cinema e di diverse series come Tash ma Tash, che ha iniziato la sua carriera del 1989, e durante la lunga carriera non ha mai dimenticato però il sussurro di un’altra arte: la poesia. A questo punto occorre solo dare il: Ciak! E si “gira” quello che in Arabia Saudita, e non solo, sarà un indelebile film. Protagonista principale: la cultura.


Sono nato nel 1980, ho scritto per L'Occidentale, L'Opinione, altre testate e ho lavorato per la Commissione Affari esteri del nostro Parlamento. Collaboro con Almaghrebiya da un po' di tempo occupandomi principalmente di argomenti afferenti la politica estera, soprattutto mediorientale.

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