Iran, 8 ambientalisti falsamente accusati di spionaggio: alcuni rischiano addirittura la pena di morte

in Esteri

In Iran, dove è stata appena condannata a 38 anni di carcere e a 148 frustate l’avvocata ed attivista per i diritti umani (soprattutto delle donne) Nasrin Sotoudeh, sono stati falsamente accusati, dopo un processo irregolare, 8 scienziati ambientalisti, che come riferiscono il sito “Agora Vox” e il blog “Le persone e la dignità” del “Corriere della Sera” (foto), rischiano il carcere o addirittura la pena di morte. La sentenza è attesa nei prossimi giorni.

Gli imputati sono stati arrestati tra il 24 e il 25 gennaio del 2018, mentre stavano riprendendo con la telecamera specie animali in via d’estinzione, tra cui la scimmia asiatica e il leopardo persiano. Secondo l’accusa avrebbero usato la loro attività come copertura per raccogliere fantomatiche informazioni militari segrete.

Con loro c’era un altro scienziato, Kavous Seyed – Emami, con passaporto sia iraniano che canadese (e non è certo la prima volta che iraniani cittadini anche di un Paese occidentale, vengono accusati di essere spie), morto in circostanze misteriose nel famigerato carcere di Evin due settimane più tardi. Le autorità hanno parlato di suicidio e consegnato la salma ai familiari, però a condizione di una rapida sepoltura e senza prima far eseguire alcuna autopsia indipendente.

Per quanto riguarda gli altri imputati, ci sono prove che siano stati torturati dalle Guardie Rivoluzionarie, intenzionate ad estorcere loro una “confessione”. Ciò è avvenuto tra l’altro in un lungo periodo in cui gli 8 scienziati sono stati tenuti in isolamento. Successivamente sono state rare le volte in cui i parenti sono potuti andare a trovarli, e in una di queste, alcuni dei detenuti avevano i denti rotti ed ecchimosi sul corpo. Hanno denunciato l’accaduto, ma non sono state fatte indagini.

L’incriminazione è arrivata ad ottobre 2018: quattro di loro, una donna e tre uomini (Niloufar Bayani, Houman Jowkar, Morad Tahbaz e Taher Ghadirian), sono stati accusati di “corruzione sulla Terra”, reato con cui s’intende minaccia a persone o allo Stato, ed è prevista la pena di morte. Altri tre, una donna e due uomini (Sepideh Kashani, Abdolreza Kouhpayeh ed Amirhossein Khaleghi), rischiano fino a 10 anni di carcere propriamente per spionaggio, e un altro ancora, Sam Rajabi, di “collaborazione con stati ostili contro la Repubblica islamica” e “collusione per commettere reati contro la sicurezza nazionale”, reati per cui rischia 11 anni.

Il processo, iniziato presso la Sezione 28 del Tribunale rivoluzionario di Teheran il 30 gennaio scorso, si è svolto a porte chiuse e senza che agli imputati fosse data la possibilità di scegliere i propri avvocati.

In una delle udienze, Niloufar Bayani ha ritirato la sua “confessione”, affermando che le era stata estorta con torture fisiche e psicologiche: minacce di essere drogata, di avere le unghie scarnificate e di arresto per i suoi genitori. Durante un interrogatorio le è stata anche mostrata la fotografia del cadavere di Kavous Seyed-Emami e le è stato detto che avrebbe avuto la stessa sorte, se non avesse confessato. Alla fine è stata espulsa dall’aula e non ha potuto partecipare alle ultime tre udienze.

Persino i ministri dell’Intelligence, dell’Interno e della Giustizia iraniani hanno dichiarato che non esistono prove a carico degli 8 scienziati e funzionari del ministero dell’Ambiente della Repubblica Islamica hanno chiesto la loro scarcerazione.

Alessandra Boga

info@almaghrebiya.it

Sono nata a Magenta (MI) il 26/08/1980 e vivo a Meda, in provincia di Monza e Brianza. Dopo la Maturità Classica, mi sono laureata in Scienze dell’Educazione (2004) con una tesi in Pedagogia Interculturale intitolata “Donna e Islam: la questione del velo”. Ho scritto due racconti sui diritti delle donne, uno sulle arabe e musulmane intitolato “Dopo la Notte” (Ed. Filo, 2009) e l’altro incentrato sulla figura di Olympe de Gouges, autrice della “Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina” (1791, epoca della Rivoluzione Francese). Dopo la laurea ho scritto su molti giornali online ed alcuni cartacei.

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