Diritti disumani

in Diritti umani

di Cecilia Sagnelli 

Nasrin Sotoudeh, avvocatessa, attivista per i diritti delle donne è stata condannata a quasi quattro decenni di prigione e centoquarantotto frustate a causa del suo lavoro pacifico in favore dei diritti umani.

Paradossale? Si.

Sette i capi di imputazione, tra i quali spicca “ incitamento alla corruzione e alla prostituzione, commissione di un atto peccaminoso, essendo apparsa in pubblico senza velo”

Il carcere di Evin a nordovest di Teheran, dove è rinchiusa dallo scorso giugno è il luogo simbolo della repressione governativa, un luogo in cui privare un prigioniero della sua dignità diventa uno strumento .

La vessazione fisica viene usata dal regime per portare il prigioniero a pentirsi.

Piegarsi e non in senso metaforico, perché non c’è limite all’oppressione quando l’obbiettivo è reprimere qualunque forma di resistenza, e allora via con la tortura fisica, con i pestaggi.

Ci sono molte testimonianze di donne che hanno subito violentissimi abusi durante la reclusione lì, e che in alcuni casi hanno riportato menomazioni permanenti.

Amnesty International ha denunciato la sentenza come la più severa inflitta negli ultimi anni ad un difensore dei diritti umani.

A distanza di ventiquattro ore dal verdetto di Nasrin è arrivato quello del cardinale George Pell, condannato ad una pena di sei anni per pedofilia, con la possibilità della condizionale dopo tre anni e otto mesi di reclusione.

Questi due casi non c’entrano nulla l’uno con l’altro, ma la vicinanza delle sentenza e leggere delle rispettive condanne dovrebbe lasciare spazio ad ampie riflessioni.

Non mi viene in mente un crimine più odioso dell’abusare di un bambino approfittando subdolamente della sua fiducia, e questi sei anni risuonano come una campana stonata.

Poi penso a questa donna e alla sua vita da guerriera, penso al premio Sakharov che le è stato assegnato dal parlamento europeo, un riconoscimento per la libertà di pensiero, deputato a persone che abbiano contribuito in modo eccezionale alla lotta per i diritti umani nel mondo.

La legge iraniana prevede la fustigazione  per più di cento reati, e nel corso del 2016 la maggior parte delle persone punite con pene corporali  aveva meno di trentacinque anni, colpevoli di aver mangiato in luoghi pubblici durante il Ramadan, aver avuto relazioni sessuali fuori dal matrimonio,aver preso parte a feste in cui erano presenti uomini e donne e un giornalista per aver pubblicato il numero inesatto di moto sequestrate dalla polizia in città.

La finalità della tortura quale dovrebbe essere?  Dissuadere la popolazione ad avere comportamenti considerati sconvenienti? Educare ad accettare incondizionatamente la rigidità dell’integralismo?

Rinunciare a lottare per una società libera e democratica?

Ci sono persone che credono in quello che fanno con tutta la loro forza e che considerano ogni centimetro conquistato verso la strada della libertà come un traguardo.

Non basteranno centoquarantotto frustate per piegare la schiena di una donna così.