Rifiuti, business milionario tra Italia e Romania: le organizzazioni criminali ci guadagnano La “monnezza” viene bruciata a “costo zero” nei cementifici dell’Est Europa.

in Ambiente

Si torna a parlare del problema dello smaltimento dei rifiuti in Italia: rifiuti bruciati a prezzi irrisori nei cementifici anziché nelle discariche. E i cementifici, che risparmiano su carbone e petrolio, ci guadagnano. E’ ciò che avviene da circa dodici anni nell’Est Europa, in particolare in Romania. Lo rivela “Il Fatto Quotidiano”.

Quanti difendono il business, ovviamente sostengono che convenga, perché i rifiuti bruciano ad alta temperatura, rilasciando poco gas serra rispetto a quanto avviene con normali carburanti e rendendo meno necessarie le discariche.

Quello che di fatto è un illecito, è stato rivelato grazie ad un’inchiesta di due centri di giornalismo Rise Project (rumeno) ed Irpi (italiano), coordinati da una rete chiamata Organized Crime and Corruption Reporting Project. E’ stato appurato che in questo traffico (“prima definito “combustibile derivato da rifiuti” e ora “combustibile solido secondario”) è coinvolta anche la criminalità organizzata, che brucia anche rifiuti che non dovrebbero bruciare. Inoltre, di solito, questi cementifici sono enormi e costruiti nei presi dei centri abitati, così ciò che avviene all’interno, danneggia le abitazioni, la popolazione che vive nella zona circostante e la natura.

In Romania bruciare rifiuti-carburante, che arrivano da tutta Europa, frutta 750 milioni di euro l’anno. Le autorità rumene hanno scoperto le infiltrazioni di Cosa Nostra in quest’ambito sul suo territorio e hanno deciso di non prendere più rifiuti che provengono da Paesi stranieri, ma rimane fiorente l’industria dei carburante – spazzatura da inviare ai cementifici.

L’attività dovrebbe essere controllata dal ministero dell’Ambiente e in particolare dall’agenzia ambientale pubblica, ma la situazione è quella che è.

I cementifici guadagnano in genere centinaia di euro a tonnellata di rifiuti bruciati, ma in Romania possono accettare anche 10 euro a tonnellata, per la gioia di chi ci specula sopra.

I rifiuti dall’Italia arrivano o via terra, per esempio passando per la Slovenia, oppure via mare dal porto di Costanza, nel sud della Germania, dove i controlli – dice sempre “Il Fatto Quotidiano”, sono blandi e spesso inesistenti: basta pagare una mazzetta. L’immondizia viene nascosta all’interno del carico trasportato, che poi viene imballato in plastica e venduto come carburante. Talvolta sono stati siglati degli accordi.

Qualche esempio? Nel 2016 gli ispettori ambientali rumeni hanno fermato un Tir proveniente dal nostro Paese che trasportava Css (Combustibile solido secondario), in particolare rifiuti ospedalieri. Del caso di sta occupando (dopo aver aperto un fascicolo) il magistrato rumeno Tiberiu Nita, che da anni cura quest’ambito d’indagine. Il giudice ammette che il fenomeno è ormai “fuori controllo”.

Naturalmente sono coinvolte in questi traffici anche aziende italiane e di una certa fama (alcune delle quali considerate vicine ai Casalesi), indagate dalla Direzione Distrettuale Antimafia e dalle Fiamme Gialle.

Alessandra Boga

info@almaghrebiya.it

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