La Turchia sradica la cultura cristiana della parte occupata di Cipro nord

in Esteri/Le Brevi

Leggendo il report “La perdita di una civiltà: La distruzione del patrimonio culturale nella parte occupata di Cipro” scopriamo che il Sultano Erdogan ha intrapreso da anni una vera e propria campagna di persecuzione contro i cristiano nella parte di Cipro che la Turchia controlla: “La Turchia ha commesso due gravi crimini internazionali contro Cipro. Ha invaso e diviso un piccolo, debole, ma moderno e indipendente Stato europeo (…) la Turchia ha inoltre cambiato la connotazione demografica dell’isola e si è dedicata alla distruzione sistematica e alla obliterazione del patrimonio culturale delle aree sotto il suo controllo militare”.

Un documento del 2015 della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti conferma quanto affermato nel report cipriota conferma: “Le missioni archeologiche straniere impegnate nelle attività di scavo a Cipro sono state costrette a interrompere il loro lavoro dopo gli eventi del 1974. Le loro preziose scoperte sono state saccheggiate e le équipe di archeologi non sono state in grado di tornare nell’isola e riprendere i loro scavi. Mentre secondo Ministero degli Affari esteri di Cipro:”Più di 550 chiese, cappelle e monasteri ortodossi greci, situati nelle città e nei villaggi delle zone occupate, sono stati saccheggiati, volutamente vandalizzati e, in alcuni casi, demoliti. Molti luoghi di culto cristiani sono stati trasformati in moschee, in depositi dell’esercito turco, in magazzini e fienili”. L’UNESCO, invece, considera la distruzione intenzionale del patrimonio culturale un crimine di guerra.

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C.P.

Sono nato nel 1980, ho scritto per L'Occidentale, L'Opinione, altre testate e ho lavorato per la Commissione Affari esteri del nostro Parlamento. Collaboro con Almaghrebiya da un po' di tempo occupandomi principalmente di argomenti afferenti la politica estera, soprattutto mediorientale.

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