Ventennio algerino. Bouteflika si candita di nuovo. L’Algeria dice No. Soprattutto alla Fratellanza Musulmana

in Esteri/Le Brevi

Il popolo algerino non ne può più dell’ottantenne Bouteflika, da venti anni al potere, legato agli estremisti radicali, alla Fratellanza Musulmana, ma ora è ufficiale, Abdelaziz Bouteflika è candidato alle elezioni presidenziali in Algeria previste il 18 aprile, e correrà per il suo quinto mandato. Lo annunciano i media locali. In una “lettera agli algerini” depositata alla Corte costituzionale, Bouteflika promette, in caso vittoria, di “organizzare elezioni anticipate” nelle quali non si presenterà, e una riforma della Costituzione da approvare con un referendum popolare. Lo ha annunciato nonostante le autorità hanno continuato ad arrestare e perseguire penalmente attivisti pacifici, compresi coloro che protestavano in relazione alla disoccupazione e ai servizi pubblici. Sono state arrestate anche persone che manifestavano in solidarietà con gli attivisti detenuti, così come giornalisti e blogger che avevano diffuso sui social network informazioni riguardanti le proteste.

A gennaio, la polizia ha arrestato il noto blogger Merzoug Touati, a Bejaia, nella regione di Cabilia, dopo che nella regione si erano svolte proteste contro le misure d’austerità. Le autorità lo hanno trattenuto in stato di fermo mentre indagavano su una sua intervista a un portavoce del ministro degli Esteri israeliano, pubblicata sul suo blog, e altri post relativi alle proteste.Le autorità hanno continuato a lasciare in un limbo legale molte associazioni della società civile, inclu­sa la Sezione Algerina di Amnesty International, così come altri gruppi per i diritti umani, non fornendo risposta alle loro domande di registrazione ai sensi di una legge sulle associazioni fortemente repressiva. Le autorità locali hanno negato alla Lega algerina per la difesa dei diritti umani (Ligue Algérienne pour la Défense des Droits de l’Homme – Laddh) l’autorizzazione a tenere un incontro sui diritti umani a ottobre e un evento pubblico per celebrare la Dichiarazione universale dei diritti umani a dicembre. L’esecutivo non aveva ancora presentato alcun nuovo progetto di legge che garantisse la libertà d’associazione nel paese, così come era stato stabilito dagli emendamenti costituzionali del 2016.

Il difensore dei diritti umani Hassan Bouras è stato rilasciato a gennaio, dopo che un tribunale aveva ridotto la sua condanna a un anno di carcere a sei mesi con sospensione della pena. La polizia lo aveva arrestato per aver postato un video sul canale YouTube della sezione di El Bayadh della Laddh, in cui accusava di corruzione alti funzionari pubblici della città di El Bayadh. Bouteflika, dalla pax alle mancate riforme – Bouteflika ha appena compiuto 82 anni ed è al potere dal 1999. Nel 2013 un ictus lo ha colpito lasciandolo in sedia a rotelle e in gran parte paralizzato. All’inizio della scorsa settimana è volato in Svizzera per accertamenti medici e non è ancora tornato. L’assenza di riforme e di rinnovamento non è più tollerata dai manifestanti. Molti di loro sono ventenni o poco più: il 70% degli algerini ha meno di 30 anni. E le prospettive per il futuro, con la disoccupazione giovanile al 26%, sono quasi inesitenti. Il trauma delle 200mila vittime della guerra civile algerina trascinatasi dal 1991 al 2002 – il cosiddetto decennio nero – è il paravento con cui il governo e l’esercito hanno sempre giustificato il loro autoritarismo, ma non appartiene alla nuova generazione. Così come non appartiene loro la retorica nazionalista del Fronte di liberazione nazionale e la venerazione del ruolo di Bouteflika come pacificatore del paese dopo il caos. Il pericolo è che dirotti il paese nelle braccia della pericolosa Fratellanza Musulmana.

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C.P.

 

 

Sono nato nel 1980, ho scritto per L'Occidentale, L'Opinione, altre testate e ho lavorato per la Commissione Affari esteri del nostro Parlamento. Collaboro con Almaghrebiya da un po' di tempo occupandomi principalmente di argomenti afferenti la politica estera, soprattutto mediorientale.

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