Beirut: le sorelle Maya e Nancy Yamout, assistenti sociali forensi contro la radicalizzazione Le due ragazze lavorano con i detenuti e hanno aperto un centro di recupero.

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A fronte di ragazzi musulmani che si fanno attirare dal radicalismo islamico, ce ne sono altri che vi si oppongono, cercando di capire perché coloro che magari erano anche loro amici, ci sono appunto caduti, trovandosi poi in carcere. Questo fanno le sorelle Maya e Nancy Yamout, entrambe assistenti sociali forensi, specializzate in deradicalizzazione. Lavorano nella prigione del povero e difficile quartiere di Roumieh, a Beirut: una prigione costruita per 1.500 persone, ma che ora ne ospita 3.500, molte delle quali in attesa di giudizio. Si trovano a vivere in condizioni molto dure.

Maya e Nancy, che indossano il velo solo quando entrano nell’edificio, sono le uniche civili che possono avervi accesso, a parte le famiglie dei detenuti. Hanno avuto molte difficoltà ad ottenere la fiducia di questi ultimi e della polizia: ci sono voluti due anni e alcuni le prendono ancora in giro per sono donne. Ai prigionieri hanno portato sigarette (cosa che poi hanno evitato di fare, per non ricordare ai prigionieri le torture) o sapone, e hanno fatto capire loro cosa ci facessero lì.

Cercano di capire cosa li abbia spinti ad aderire a gruppi terroristici islamici, quale sia stato il momento chiave della triste svolta, e tentano di recuperarli. Le due sorelle sono molto giovani, ma svolgono questo lavoro da sette anni, durante i quali hanno intervistato oltre cento detenuti. Maya racconta che uno dei suoi migliori amici, che conosceva dei tempi del liceo, aveva un alto livello d’istruzione e frequentato una delle migliori università del Libano, si è unito agli estremisti, e oggi lei ammette: “C’erano molti segnali (della radicalizzazione dell’amico, ndr), ma io non volevo vederli”. Perché avvengono queste radicalizzazioni? Perché “I gruppi armati offrono identità, indipendenza e soldi. È tutto quello che cercano i giovani”, spiega Nancy. E le storie di quelli che ora si trovano in carcere per terrorismo “possono essere utili per evitare che altri si radicalizzino”, aggiunge sua sorella.

Maya e Nancy sperano un giorno di poter organizzare corsi di formazione all’interno del carcere, in modo che quando i detenuti escono, siano meglio integrati nella società. Alcuni di loro le contattano e chiedono di essere aiutati, perché non vogliono tornare al radicalismo, e magari essere reinseriti nelle loro famiglie. Perciò ci sono sessioni di terapia per entrambi.

Le due ragazze hanno fondato, nel 2011, cominciando a lavorare da casa, un centro di recupero ong per questo tipo di detenuti o per chi non vuole radicalizzarsi; un centro che si chiama Rescue me – crime prevention: “Salvami – prevenzione del crimine”. E nel 2016 l’hanno fondato a Roumieh.

Maya e Nancy spiegano che di solito usano l’arte come strumento e supporto psicosociale per i giovani e soprattutto madri con bambini che soffrono di stress post-traumatico. Ci sono anche rifugiati siriani, magari ex prigionieri dell’Isis, per la cui liberazione qualcuno ha pagato del denaro.

“Ci divertiamo, è meglio che stare a casa”, dice un ragazzino, e sua madre afferma che “Quando va al centro siamo tutti sollevati, sappiamo dove sono i nostri figli, che stanno disegnando e dipingendo”. Poi continua: “C’è ignoranza e pochi bambini sono occupati con le attività” e in questo contesto arrivano i terroristi per reclutarli.

Alessandra Boga

info@almaghrebiya.it

Sono nata a Magenta (MI) il 26/08/1980 e vivo a Meda, in provincia di Monza e Brianza. Dopo la Maturità Classica, mi sono laureata in Scienze dell’Educazione (2004) con una tesi in Pedagogia Interculturale intitolata “Donna e Islam: la questione del velo”. Ho scritto due racconti sui diritti delle donne, uno sulle arabe e musulmane intitolato “Dopo la Notte” (Ed. Filo, 2009) e l’altro incentrato sulla figura di Olympe de Gouges, autrice della “Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina” (1791, epoca della Rivoluzione Francese). Dopo la laurea ho scritto su molti giornali online ed alcuni cartacei.

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