Amazon, corrieri hanno scioperato e protestato davanti alla sede di Milano

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I corrieri di Amazon a Milano hanno indetto per la mattina ieri, martedì 26 febbraio, uno sciopero delle consegne e protestato davanti alla sede meneghina del colosso dell’e-commerce con a capo Jeff Bezos a Seattle. Alle ore 14 ha parlato anche il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini.

In passato avevano protestato gli addetti di uno dei centri logistici (a Castel San Giovanni, in provincia di Piacenza nel 2017), ieri è toccato ai corrieri (di cui la multinazionale si serve in altre sedi).

Una nota di Filt Cgil, Fit Cisl e Uil Trasporti, riportata da Il Sole 24 Ore.com ha spiegato: “Torniamo a scioperare nella filiera Amazon per denunciare i carichi di lavoro cui sono sottoposti i driver che tutti i giorni consegnano i pacchi nelle case dei consumatori digitali”. E ha aggiunto “Le aziende in appalto per accaparrarsi qualche rotta in più spremono i dipendenti”. Poi c’è stato un aumento delle consegne con dipendenti triplicati “durante il periodo di novembre-dicembre”, ma in seguito “rimasti a casa”. C’è anche una particolare questione inerente agli stipendi (timbratrici che “regolano” i tempi di lavoro).

Amazon ha risposto punto per punto al Sole 24 Ore, che l’ha contattata. Punto primo ha chiarito che “richiede che tutti i fornitori dei servizi di consegna rispettino le leggi vigenti e il Codice di Condotta dei Fornitori di Amazon, che prevede salari equi, orari di lavoro e compensi adeguati: effettuiamo verifiche regolari e conduciamo indagini su qualsiasi segnalazione di non conformità”.

Punto secondo, per quanto riguarda i carichi e ritmi di lavoro “il numero di pacchi da consegnare è assegnato ai fornitori di servizi di consegna in maniera appropriata e si basa sulla densità dell’area in cui devono essere effettuate le consegne, sulle ore di lavoro, sulla distanza che devono percorrere. Amazon assegna le rotte ai fornitori di servizi di consegna che poi le assegnano ai loro autisti sulla base della loro disponibilità”.

Punto terzo, gli orari di lavoro: “Non è assolutamente vero. Circa il 90% degli autisti termina la propria giornata di lavoro prima delle 9 ore previste. Nel caso in cui venga richiesto straordinario, viene pagato il 30% in più come previsto dal contratto nazionale Trasporti e Logistica”.

Punto quarto, le timbratrici: “L’installazione delle timbratrici spetta al partner di consegna, noi effettuiamo audit continui per verificare che la presenza degli autisti venga registrata correttamente, scansionando i badge quando il personale accede nei nostri depositi di smistamento”. E sui ritardi nel pagamento degli stipendi: “Abbiamo un programma di audit che funziona in maniera continuativa per garantire la conformità con il nostro Codice Fornitore e i requisiti legali. Questi audit includono la revisione di retribuzioni e orari di lavoro degli autisti. Da questi audit ci risulta che i pagamenti degli stipendi sono effettuati in maniera regolare”. La parola dei manifestanti contro quella di Amazon. Vedremo come andrà a finire.

Alessandra Boga

info@almaghrebiya.it

Sono nata a Magenta (MI) il 26/08/1980 e vivo a Meda, in provincia di Monza e Brianza. Dopo la Maturità Classica, mi sono laureata in Scienze dell’Educazione (2004) con una tesi in Pedagogia Interculturale intitolata “Donna e Islam: la questione del velo”. Ho scritto due racconti sui diritti delle donne, uno sulle arabe e musulmane intitolato “Dopo la Notte” (Ed. Filo, 2009) e l’altro incentrato sulla figura di Olympe de Gouges, autrice della “Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina” (1791, epoca della Rivoluzione Francese). Dopo la laurea ho scritto su molti giornali online ed alcuni cartacei.

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