Europa e “foreign fighters” dell’Isis: la situazione

in Esteri

In questo periodo si parla molto di foreign fighers, gli stranieri occidentali, soprattutto europei, che sono andati ad arruolarsi nell’Isis in Siria e in Iraq. E’ emerso che molti vorrebbero essere rimpatriati, e sono loro i più pericolosi per l’Europa, avvisano le fonti d’intelligence e gli esperti di terrorismo, che hanno monitorato la situazione a Raqqa e Mosul. Tanti arrivano da irregolari.

Poi naturalmente ci sono i “lupi solitari”, com’è erano quelli che hanno colpito più volte nel Vecchio Continente. Di nuovo, gli esperti, consigliano di fare tornare i foreign fighters come prigionieri (o metterli sotto protezione, se sono donne e minori), piuttosto che lasciarli liberi (come vorrebbe fare anche Trump, se l’Europa non accettasse di riprendere e processare gli oltre 800 reclusi nelle prigioni curdo-siriane o nei campi profughi del Rojava).

Tuttavia Paesi come la Gran Bretagna (vedi la decisione di non far tornare e togliere la cittadinanza a Shamima Begum) e la Germania (quella di Angela Merkel, bersaglio di critiche per la politica di accoglienza ai migranti adottata in questi anni) si sono rifiutati. Il contrario vogliono fare la Francia (nonostante l’opposizione del Front National di Marine Le Pen) e la Russia. E sono centinaia i terroristi di matrice islamica provenienti da questi Paesi.

In particolare provengono soprattutto da Gran Bretagna e Francia: da Oltremanica sarebbero partiti tra gli 850 e i 1500 jihadisti; circa 2mila, invece, da Oltralpe: alla fine del 2017 sarebbero stati in Medio Oriente in 700.

Proseguiamo con la Germania, in cui si sarebbero radicalizzate dal 2013 un migliaio di persone: un terzo di loro è rientrato in patria dalla Siria e dall’Iraq, nei quali però ci sono ancora 270 donne e bambini. Poi c’è il Belgio, il Paese dell’Unione europea con più estremisti islamici. Molti di essi si trovano nelle carceri curdo – siriane, dopo essere stati bloccati mentre stavano cercando di fuggire verso la Turchia. Più del 20% sono donne e bambini (avuti dai terroristi dell’Isis).

Come abbiamo detto, non tutti i Paesi europei tengono lo stesso atteggiamento nei confronti di chi aveva aderito al Califfato. Perché quando ci sono in ballo donne e bambini o uomini eventualmente pentiti, ci sono in gioco i diritti umani e la (ri)educazione.

Ebbene, nell’ex Urss, ci sono nonni e parenti che cercano di riavere con sé oltre 200 “figli dell’Isis”. Di molti si occupano (soprattutto nel Caucaso, regione da cui proviene la maggior parte di loro) familiari giudicati adeguati, insegnanti e volontari. Altri 77 sono giunti in Francia dalla Siria con l’aiuto della Croce Rossa Internazionale passando per il Libano, dove sono stati presi in carico da psichiatri e da addetti alla sicurezza. E’ destinato a tornare in patria un altro centinaio di jihadisti francesi, che saranno processati. A Baghdad e ad Erbil, Parigi aveva lasciato che se ne occupassero gli iracheni, mentre in Siria aveva preferito “mantenerne il controllo” altrove, evitando però di suscitare polemiche popolari, dopo gli attentati sul territorio negli ultimi anni.

La Russia ha parlato di concedere un’amnistia ad alcuni membri dell’Isis, ma certi si oppongono a far rientrare gli adulti, donne comprese. Quelle rientrate sono state arrestate.

La Germania ha rigettato l’ultimatum di Trump: il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas ha affermato che sarebbe “estremamente difficile” riportare in patria i foreign fighters autoctoni. Ciò sarebbe “possibile e solo a patto di poterli indagare e incriminare subito e non è il nostro caso”.

E per quanto riguarda l’Italia? Ben sappiamo che ci sono anche foreign fighters nostri connazionali: 129, per l’esattezza. In Siria ci sono certamente per esempio un ragazzo e due ragazze immigrati di seconda generazione, poco più che 20enni, Samir Bogugana, Meriem Rehaily e Sonia Kediri. Una quarantina in tutto sarebbero morti (che fine ha fatto, invece la prima foreign fighter Maria Giulia Fatima Sergio?), una ventina è rientrata, ma solo 24 erano cittadini italiani.

Alessandra Boga

info@almaghrebiys.it

Sono nata a Magenta (MI) il 26/08/1980 e vivo a Meda, in provincia di Monza e Brianza. Dopo la Maturità Classica, mi sono laureata in Scienze dell’Educazione (2004) con una tesi in Pedagogia Interculturale intitolata “Donna e Islam: la questione del velo”. Ho scritto due racconti sui diritti delle donne, uno sulle arabe e musulmane intitolato “Dopo la Notte” (Ed. Filo, 2009) e l’altro incentrato sulla figura di Olympe de Gouges, autrice della “Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina” (1791, epoca della Rivoluzione Francese). Dopo la laurea ho scritto su molti giornali online ed alcuni cartacei.

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