Fabio Merlino, figlio in carrozzina del carabiniere Filippo ucciso a Nassiriya, è un campione di hockey Il ragazzo, oggi 29enne, nonostante l’atrofia muscolare gioca in Nazionale, in serie A.

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E’ davvero una bella storia quella di Fabio Merlino, 29 anni, che nonostante la disabilità causata dall’atrofia muscolare spinale, una malattia che lo affligge da sempre, è diventato un campione di hockey e già da qualche anno, con l’amico Luca Mercuri, uno dei migliori giocatori italiani, ha fondato una squadra, i Warriors di Viadana, in provincia di Mantova.

Fabio non è un ragazzo “qualsiasi” e non solo per questo, ma anche perché suo padre, il Maresciallo dei Carabinieri di Viadana Filippo Merlino, fu una vittima dell’attentato di Nassiriya. Fabio allora era un ragazzino e indossando la divisa del papà alla camera ardente commosse tutti. La sua foto fece il giro del mondo.


“Eravamo una cosa sola – racconta Fabio – Lui spesso era in missione tra Kosovo e Iraq, ma quando tornava andavamo sempre allo stadio a tifare per la Juventus. Io, però, non volevo solo guardare gli altri fare sport, volevo essere protagonista e così gli chiesi di poter provare con il wheelchair hockey, l’hockey in carrozzina che non fa distinzioni tra le disabilità: tutti possono giocare, sia chi guida con la bocca, sia chi ha forza nelle braccia per farlo. Mi promise che appena tornato da Nassiriya mi avrebbe accompagnato a Parma, dove stava nascendo una squadra. Non è più tornato e il mio sogno di bambino si spense lì”.

Successivamente il ragazzino dovette anche subire una delicata operazione per correggere una grave malformazione alla colonna vertebrale: “Era il 20 settembre 2005, mi operai a Roma e quel giorno nacqui una seconda volta. Per me è una data fondamentale e non è un caso se i Macron Wheelchair Warriors – la sua squadra, ndr – di Viadana sono nati esattamente 9 anni dopo, il 20 settembre 2014”.

Successivamente è potuto andare a Parma e giocare in A 2, come aveva progettato di fare accompagnato dal padre. “Oggi – racconta fiero siamo l’unica squadra ad avere uno sponsor tecnico, un’organizzazione professionale (Fabio è presidente e giocatore, Carmine Galasso, suo ex compagno di scuola che era con lui alla camera ardente del padre, è l’allenatore, ndr), un fisioterapista, uno staff medico, un meccanico per le carrozzine da gara (dai 15 ai 18 mila euro l’una), un responsabile della comunicazione. Abbiamo bruciato le tappe”. Lo scorso anno sono anche andati a giocare a Rostock, in Germania, e sono arrivati in finale in EuroCup, la Champions League: “Una soddisfazione unica, ma non finisce qui. Io voglio vincere lo scudetto!”, dice il determinatissimo ragazzo.

L’amministratore di Macron, il dottor Gianluca Pavanello, ha anche proposto a Fabio di diventare responsabile di un negozio di abbigliamento sportivo dell’azienda a Viadana. Il giovane chiesto un’aspettativa al ministro della Difesa, da cui dipende, e con la sua fidanzata Giada, si è messo a svolgere questo lavoro in attesa di nuovi traguardi nello sport. Suo padre sarebbe certamente fiero di lui.

Alessandra Boga

info@almaghrebiya.it


Sono nata a Magenta (MI) il 26/08/1980 e vivo a Meda, in provincia di Monza e Brianza. Dopo la Maturità Classica, mi sono laureata in Scienze dell’Educazione (2004) con una tesi in Pedagogia Interculturale intitolata “Donna e Islam: la questione del velo”. Ho scritto due racconti sui diritti delle donne, uno sulle arabe e musulmane intitolato “Dopo la Notte” (Ed. Filo, 2009) e l’altro incentrato sulla figura di Olympe de Gouges, autrice della “Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina” (1791, epoca della Rivoluzione Francese). Dopo la laurea ho scritto su molti giornali online ed alcuni cartacei.

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