Spagna, al via al processo agli indipendentisti catalani Dodici gli imputati, sia leader politici che comuni cittadini, alla sbarra a Madrid.

in Esteri

Inizia oggi, martedì 12 febbraio, un processo storico nella capitale spagnola: quello nei confronti degli indipendentisti catalani, 12 per la precisione, che tra il settembre e l’ottobre del 2017 indissero un referendum sull’indipendenza della Catalogna, considerato illegale dalle autorità politiche e giudiziarie di Madrid, e dichiararono uniteralmente l’indipendenza, proclamata dall’allora presidente della regione, Carles Puigdemont, e approvata dal Parlamento locale. In quei giorni si verificarono alcuni disordini, ma la polizia non mancò anche di indignare, prendendo a manganellate pacifici manifestanti, persino anziani.

Precedentemente, Puigdemont aveva fatto approvare alcune leggi “preparatorie” al referendum, che sarebbero state sospese dal Tribunale costituzionale spagnolo –  corrispondente alla nostra Corte Costituzionale –. Alle urne si andò il 1° ottobre del 2017, a Barcellona, ma il referendum ebbe poco successo (affluenza poco sopra il 49%) e naturalmente mancò il riconoscimento del governo spagnolo, secondo la cui Costituzione l’indipendenza regionale è vietata.

La magistratura di Madrid ha messo sotto accusa anche le proteste di circa 40 mila persone che si radunarono fuori dal ministero dell’Economia nella capitale catalana; proteste indette dai leader delle due principali organizzazioni indipendentiste della società civile locale, Jordi Sànchez (dell’Assemblea Nazionale Catalana, ANC) e Jordi Cuixart, di Òmnium, contro un’operazione della Guardia civil per arrestare all’interno dell’edificio diversi funzionari al lavoro per il referendum. I manifestanti distrussero due auto della polizia e praticamente sequestrarono gli agenti nel ministero. Ci vollero diverse ore perché potessero uscire, senza che venisse fatto loro del male.

Sànchez e Cuixart sono stati i primi leader indipendentisti a finire in prigione con l’accusa di ribellione, un reato gravissimo che comporta pene che vanno dai 10 anni al carcere a vita.

Ciò che si sta verificando, è uno “stress test per la democrazia spagnola”, ha detto Carles Puigdemont, attualmente a Berlino per una conferenza stampa.  “Confido che alla fine si eserciti l’opportunità che ha ancora lo Stato spagnolo, quella di emettere una sentenza giusta, che è l’assoluzione”, ha detto l’ex presidente catalano.

Alessandra Boga

info@almaghrebiya.it

Ultime da Esteri

Vai a Inizio pagina