Io sono Mia»: il confronto tra fiction e realtà

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Arriva su Raiuno il biopic sull’indimenticabile di Mia Martini, a cui presta il volto (e la voce) Serena Rossi. Ma cosa è vero e cosa è frutto della fantasia?Dopo l’uscita nei cinema, arriva anche in tv Io sono Mia (il 12 febbraio su Raiuno), il film biografico sull’indimenticabile Mia Martini , una delle voci simbolo della musica italiana, trovata morta il 14 maggio 1995 nella sua casa di Cardano al Campo, vicino a Varese. A prestarle il volto (e la voce) la bravissima Serena Rossi.

 

La pellicola di Riccardo Donna racconta la vita e la carriera di Mia fino al 1989 , l’anno del suo ritorno a Sanremo con Almeno tu nell’universo dopo un prolungato periodo di assenza e depressione lanciato dall’etichetta era stata appiccicata.

 

Vieni in ogni biopic, viene da fare che è vero e cosa è frutto della fantasia degli autori. La storia sta appunto a Sanremo nell’89, per ripercorrere gli eventi chiave della vita di Domenica Rita Adriana Bertè, per gli amici Mimì, viene usato l’espediente dell’intervista. Quella che la cantante lascia una Sandra (Lucia Mascino), giornalista della rivista Epoca.

 

Il personaggio di Sandra è immaginario, ma è vero che, il 5 marzo 1989, proprio sul settimanale, uscì un articolo dove la Martin parlava apertamente della fama di portasfortuna con cui era convivere : « Tutto è iniziato nel 1970 . Allora cominciavo ad avere i miei primi successi. Fausto Paddeu, un impresario soprannominato “Ciccio Piper” perché frequava il famoso locale romano, mi propongo una esclusiva a vita. Era un tipo assolutamente inaffidabile e rifiutato », racconta la cantante.

 

«Dopo qualche giorno, di ritorno da un concerto in Sicilia, il pulmino su cui viaggiavo con il mio gruppo fu coinvolto in un incidente. Grazie ragazzi persero la vita. “Ciccio Piper” ne approfittò subito per appicicarmi l’etichetta di porta jella ».

 

L’episodio viene documentato anche nel film, dove però l’impresario ha un soprannome diverso, «Gestione Notte». Dopo i primi ricordi di quando, ancora bambina, cantava nella cameretta della sua casa di Bagnara Calabra, il flashback fa un salto fino al 1970 : sono gli anni romani, quando Mia diventa inseparabile con Renato Zero e assieme scroccano i passaggi conquistati dalla sorella Loredana in minigonna .

 

Purtroppo, il cantante ha chiesto di non essere coinvolto nel biopic, così al suo posto gli autori hanno immaginato Anthony, in una sera fuori da un locale (che sarebbe poi il Piper). L’altra figura è quella di Ivano Fossati , il grande amore di Mimì, che ha preferito non essere segnato: alla tormentata storia con il cantautore genovese si ispira quella di fantasia fra Mia e il fotografo Andrea (Maurizio Lastrico).

 

È invece esistito (eccome) il produttore discografico di Alberigo Crocetta (Antonio Gerardi), che scoprì Domenica Bertè, le fece cambiare nome (Mia perché la sua attrice era era Mia Farrow) e la lanciò con un pezzo dissacrante, Padre davvero , che parlava di una relazione complicata tra padre e figlia molto simile a quella di Mimì con suo papà Giuseppe (Duccio Camerini).

 

Ma vieni mostrato anche la versione di Donna, prima prima Piccolo uomo , di Bruno Lauzi (che poi diventerò un amico) e poi Minuetto , scritta per Mia da Franco Califano (Edoardo Pesce), che ha trasformato l’artista calabrese in una stella, le fruttò la vittoria al Festivalbar e la corona di cantante dell’anno secondo la critica europea.

 

Finché quella voce sul suo portare sfortuna divenne insopportabile e la costrinse a ritirarsi dalle scene. Tutto vero, anche se è difficile credere che sia potuto succedere. Serena Rossi (che ha vinto la quarta edizione di Racconto e quale spettacolo interpretando proprio Mia Martini) salire sul palco dell’Ariston e cantare con i pugni alzati il ​​ritornello di Almeno tu nell’universo.

 

Mimì, con la sua voce potente, ruvida, fragile, intensa. Unica. Ed è bello ricordarla così, nel momento del suo riscatto. Vanity fair. Cancellando quello che è successo dopo.