Ora spunta il piano del governo per usare i lingotti di Bankitalia

in Economia

I dati di Istat e quelli della Commissione Europea lasciano poche vie d’uscita: l’Italia si appresta ad entrare in recessione. Il Pil potrebbe crescere solo dello 0,2 per cento e dunque dare il segnale chiaro di un Paese fermo al palo nonostante la “manovra del cambiamento” che ha in pancia due provvedimenti pesanti come reddito di cittadinanza e Quota 100. Due misure che mettono a dura prova gli equilibri dei conti e che sono solo una sorta di “promessa” a lunga scdenza sul piano della crescita. Il governo spera di ottenere col turn over che arriva dalle uscite dal mondo del lavoro un nuovo slancio sull’occupazione e dal reddito di cittadinanza anche una crescita dei consumi. Ma finora i dati dicono altro: il Paese potrebbe andare in picchiata. E così l’esecutivo si potrebbe preparare ad una manovra bis o a nuovi interventi che finora comunque vengono negati dai big del governo. E sulle strade percorribili per evitare una nuova manovra c’è quella di mettere le mani sull’oro della Banca d’Italia. Una mossa che sarebbe gradita sia ad alcuni esponenti del Movimento Cinque Stelle sia ad alcune voci autorevoli del Carroccio. Come riporta la Stampa era stata la deputata Carla Ruocco nel 2014 a chiedere per prima a Visco informazioni sull’oro di Bankitalia: “Dove è finito?”, aveva chiesto la deputata. La risposta di Visco in quella occasione fu abbastanza chiara: “È in Bankitalia, la Banca d’Italia è un’istituzione seria”. Ora quelle richieste tornano sul tavolo alla luce anche dei nuovi assetti da decidere che riguardano palazzo Koch.

 

I Cinque Stelle stanno studiiando un piano che prevede l’uso delle riserve auree per tappare le falle dei conti e dunque evitare una nuova manovra. Lo spauracchio che i grillini vogliono assolutamente evitare è quello dell’aumento dell’Iva che incombe. In questa direzione, sempre secondo quanto sottolinea La Stampa, già sul blog di Grillo nei mesi scorsi sono stati ospitati alcuni interventi di docenti universitari che accendevano i fari sul “tesoro” di via Nazionale. La nostra Banca Centrale ha la terza riserva aurea al mondo dopo Stati Uniti e Germania. Il patrimonio è di 2.545 tonnellate metriche di lingotti d’oro affiancate da monete d’oro. E su questo fronte il post sul blog di Grillo poneva un interrogativo: “Gli altri Paesi europei hanno venduto dal 20% al 60% del loro oro. E l’Italia? Non ha venduto nemmeno un grammo di metallo prezioso.Perché? Nel corso di un eventuale CBGA giunto alla quinta edizione che potrebbe partire già dal quarto trimestre del 2019 sulla base del prezzo di mercato odierno di 33,34 Euro/ grammo”. Una coincidenza temporale che potrebbe essere usata dai grillini per portare avanti il piano “oro” sulla Banca d’Italia. Secondo i pentastellati dalla vendita di una parte dell’oro potrebbero arrivare 15-20 miliardi di euro, cifra sostanziosa per evitare l’aumento dell’Iva. Su queste posizioni si schiera anche il leghista Borghi che in un’intervista a La Stampa spiega: “Nessuno vuole toccare le riserve auree, però è aberrante che non abbiamo ancora un’interpretazione autentica. Cosa ci vuole a fare una legge per mettere nero su bianco che la proprietà dell’oro è dello Stato? Ciò non significa che il governo possa venderlo, però questa lacuna va colmata. L’oro appartiene agli italiani.Eppure non esiste legge che lo dichiari esplicitamente”. Insomma il braccio di ferro tra governo e Bankitalia è destinato a durare a lungo.