Meglio il riscatto della laurea o un fondo pensione? Fate i vostri conti

in Economia

Il confronto

Riscattare la laurea con il nuovo sconto per smettere prima, è un piano su misura per chi finisce l’università in corso e inizia a lavorare subito dopo. In tutti gli altri casi l’investimento può servire ad aumentare i contributi (e quindi l’assegno) ma non a lasciare prima il lavoro. Nel qual caso si impone un’analisi costi-benefici che includa anche i fondi pensione). Infine il paradosso: i più beneficiati del canone fisso previsto dalla manovra non saranno coloro che hanno stipendi bassi. Con il nuovo riscatto agevolato, infatti, al crescere dello stipendio aumenterà il risparmio sul costo da sostenere che rimane fisso a 5.240 euro, indipendentemente dai redditi dichiarati al momento di fare la domanda. Con buona pace del populismo, qualunque cosa voglia dire.

La prova sul campo

Ma ecco in sintesi il risultato di una prova sul campo. Facciamo alcuni esempi: un trentenne che ha iniziato a ventiquattro, riscattando tre anni di laurea può anticipare il pensionamento di tre anni e due mesi. Riscattandone cinque, potrà smettere di lavorare cinque anni e quattro mesi prima dei 69,3 che, in base alle proiezioni sull’incremento dell’aspettativa di vita, saranno richiesti per ottenere la pensione di vecchiaia, quella legata all’età anagrafica. Quindi l’anticipo in termini di tempo è superiore agli anni riscattati. Le simulazioni realizzate in esclusiva per L’Economia da Progetica, società di consulenza in educazione e pianificazione finanziaria e previdenziale, analizzano l’utilizzo dello strumento che viene ampliato e reso più flessibile dal decreto legge su Quota 100 e Reddito di cittadinanza, che ha cominciato in Senato il suo iter parlamentare.

Il costo delle operazioni

In base al provvedimento, in sostanza, il costo del riscatto degli anni di laurea per chi ha cominciato a lavorare dal primo gennaio 1996 (e ricade quindi interamente nel sistema contributivo) sarà determinato in misura forfettaria, 5.240 euro per ogni anno (come avviene per chi non ha ancora cominciato a lavorare), e non più in base alla retribuzione percepita al momento della domanda di riscatto. Così, per esempio, chi vuole riscattare la laurea breve di tre anni pagherà 15.720 euro. Per questo nuova formula di «riscatto agevolato», il decretone prevede un limite di 45 anni, ma durante l’iter parlamentare la platea degli interessati dovrebbe allargarsi a tutti coloro che, indipendentemente dall’età hann izito a lavorare dal 1996 in pi. È prevista la piena deducibilità dal reddito dell’importo versato e la possibilità di rateizzarlo in dieci anni, senza alcuna maggiorazione.

Dopo i 30 anni non vale il gioco

Spiega Andrea Carbone, partner di Progetica: «Nella prima tabella si valuta la possibilità o meno di anticipare il momento della pensione. A seconda dell’età di inizio contribuzione e ipotizzando di aver sempre lavorato senza “buchi”. In verde sono evidenziati i casi in cui l’anticipo è almeno pari agli anni riscattati: a volte può addirittura essere superiore perché anticipando si risparmiano gli incrementi dell’età di pensionamento dovuti alla speranza di vita». In giallo, invece, le situazioni in cui si anticipa, ma meno degli anni riscattati. In rosso, i casi in cui il riscatto non serve ad anticipare il pensionamento. Le macchie di colore non lasciano dubbi: per chi ha iniziato tardi, dopo i 28-30 anni, c’è la concreta possibilità che il riscatto non serva. A causa della differenza nel requisito di pensione anticipata (quella legata all’anzianità contributiva) pari a un anno in meno per le donne, i risultati sono diversi fra i due sessi.

Il caso degli autonomi

«La seconda tabella mostra invece il beneficio portato dal nuovo riscatto agevolato, riservato a chi è nel sistema contributivo — spiega Carbone —. Per i lavoratori dipendenti c’è sempre un beneficio, compreso tra il 5% ed il 75%: è una misura che premia in particolare chi ha redditi alti, che risparmiano di più. Per gli autonomi, che hanno un’aliquota del 24%, essendo il riscatto agevolato calcolato con un’aliquota del 33%, vi sono casi in cui l’operazione non conviene». Per gli autonomi con redditi fino a circa 21.900 euro lordi, il riscatto tradizionale costa meno di quello agevolato: è il caso di chi guadagna mille euro netti. Al salire del reddito, la forma agevolata diventa invece più conveniente. Ciascuno faccia i suoi calcoli. E i suoi piani.

Il derby con la rendita di scorta

Meglio usare i propri risparmi per riscattare la laurea o per farsi un fondo pensione ? La domanda non è mai stata così attuale dopo l’introduzione del riscatto agevolato. La risposta buona per tutte le situazioni non c’è, ma con un po’ di pazienza ogni cittadino può costruirsi la propria. Per prima cosa bisogna chiedersi perché si voglia riscattare la laurea. Se l’obiettivo è andare prima in pensione, è necessario verificare se, in funzione della propria storia contributiva, sia effettivamente possibile. Qualora si sia tra coloro che possono anticipare il pensionamento grazie al riscatto, come nel caso del 45enne in tabella, che può anticipare di 3 anni e 1 mese, molto probabilmente il riscatto sarà la scelta migliore rispetto al fondo pensione. Ed il riscatto agevolato sarà preferibile a quello tradizionale, perché ottiene lo stesso obiettivo con una minore spesa: l’efficienza finanziaria a vita media della soluzione agevolata è infatti dell’1,34 contro l’1,13 della forma tradizionale. Significa che per ogni euro speso per riscattare ne tornano 1,34 a vita media. Andare in pensione prima significa però avere una pensione pubblica più bassa ed una rendita integrativa inferiore, perché si versa per meno anni e si va in pensione più giovani.

L’aumento del versamento

Al riscatto, se possibile, andrebbe accompagnato un aumento del proprio versamento in previdenza integrativa, al fine di mantenere il tenore di vita desiderato. Se invece il riscatto non consentisse un grande anticipo (meno di un anno), la scelta di destinare lo stesso ammontare ad un fondo pensione sarebbe decisamente più attrattiva, soprattutto per coloro che sono più attenti al rendimento finanziario. I contributi versati per il riscatto della laurea sono rivalutati dall’Inps secondo l’andamento dell’economia italiana — la media quinquennale del Pil – mentre un fondo pensione può liberamente investire nei mercati. A parità di versamento dei 248 euro mensili previsti dal riscatto tradizionale, ecco che un fondo pensione con un rischio medio-alto ha un’efficienza di 1,81 euro per ogni euro investito contro gli 1,13 del riscatto. Con la scelta del fondo pensione si avrebbe un incremento della ricchezza a vita media di 54.361. corriere della sera Un motivo in più per iniziare da subito a provare a pianificare il proprio futuro.