I NATIVI DIGITALI

in Opinione


di Barbara Rodio

Gara di follower, corsa ai like, tragiche sfide per un selfie, giochi folli e sfide online che uccidono gli adolescenti come la “Blu Whale” e il “Blackout”.


E poi ancora sexting, pedopornografia e cyber bullismo…

Ma cos’è tutto questo?

TRANQUILLI.

E’ solo l’era dei Nativi Digitali!

Ragazzini, che già all’età di 8 anni possiedono uno smartphone, che sanno perfettamente usare la tecnologia del digitale, ma che di quest’ultimo non ne conoscono i limiti, i pericoli e i lati oscuri.

Genitori, che consegnano nelle mani dei propri figli apparecchi di ultimissima generazione, sempre più tecnologici, senza spiegare loro, i rischi connessi all’uso smoderato e improprio di internet.

Molto spesso accade ciò per disinformazione, perché di tali pericoli non hanno la minima percezione nemmeno loro, Migranti digitali; come è accaduto ad un genitore che dinanzi alla morte del proprio figlio per un gioco di autolesionismo, ha esordito così: ”Gli avevo parlato di tutto, di alcol, droga, motorini, ma questo era fuori da ogni mia immaginazione”

Altre volte, invece accade perché figli, di genitori sempre più assenti, sfuggenti, che demandano spesso ad altri l’educazione dei propri ragazzi; stessi genitori che dinanzi a casi di cronaca nera si sentono crollare il mondo addosso.

“Com’è potuto accadere? E poi proprio a mio figlio?”

E allora non meravigliamoci quando ascoltiamo quotidianamente di ragazzini adescati in chat, sul social network, su whatsapp.

I figli sono lasciati troppe ore, da soli e chiusi nelle loro camere, davanti ad un telefono, tablet o computer.

Oggi le due agenzie educative, la famiglia e la scuola, la prima informale e la seconda formale, non hanno più un comune progetto educativo, non viaggiano più sulla stessa linea, anzi molto spesso sono l’una in contrasto con l’altra.

E di questo i ragazzi ne risentono.

Non è sempre colpa loro, quindi.

I ragazzi hanno bisogno d’informazione e comunicazione su questi temi, che oggi più che mai caratterizzano un allarme sociale; i genitori hanno il dovere di educare e vigilare sui figli sia nel mondo reale e sia in quello virtuale, per quella responsabilità genitoriale sancita dal diritto di famiglia.

E la scuola deve rinnovarsi.

I ragazzi di oggi, i futuri cittadini del domani, ci stanno chiedendo aiuto, hanno bisogno di dialogare, di affrontare tematiche a loro molto vicine, quali il web, internet, i social network e poi l’alcol e la droga.

Perché un male si sconfigge, solo quando si conosce e se ne parla.

Ben venga quindi l’introduzione nelle scuole, dell’ora di educazione civica, se demandata però a docenti con specifiche competenze in materia.

La società ha l’obbligo di fare qualcosa, non ci possiamo permettere più di stare a guardare inermi, c’e’ in gioco il futuro di un’intera generazione.

Qualche “mea Culpa” dobbiamo farcelo un po’ tutti.

E allora rimbocchiamoci le maniche e mettiamoci al lavoro.

Avv. Barbara Rodio

Criminologa

I NATIVI DIGITALI

 

Gara di follower, corsa ai like, tragiche sfide per un selfie, giochi folli e sfide online che uccidono gli adolescenti come la “Blu Whale” e il “Blackout”.

E poi ancora sexting, pedopornografia e cyber bullismo…

Ma cos’è tutto questo?

TRANQUILLI.

E’ solo l’era dei Nativi Digitali!

Ragazzini, che già all’età di 8 anni possiedono uno smartphone, che sanno perfettamente usare la tecnologia del digitale, ma che di quest’ultimo non ne conoscono i limiti, i pericoli e i lati oscuri.

Genitori, che consegnano nelle mani dei propri figli apparecchi di ultimissima generazione, sempre più tecnologici, senza spiegare loro, i rischi connessi all’uso smoderato e improprio di internet.

Molto spesso accade ciò per disinformazione, perché di tali pericoli non hanno la minima percezione nemmeno loro, Migranti digitali; come è accaduto ad un genitore che dinanzi alla morte del proprio figlio per un gioco di autolesionismo, ha esordito così: ”Gli avevo parlato di tutto, di alcol, droga, motorini, ma questo era fuori da ogni mia immaginazione”

Altre volte, invece accade perché figli, di genitori sempre più assenti, sfuggenti, che demandano spesso ad altri l’educazione dei propri ragazzi; stessi genitori che dinanzi a casi di cronaca nera si sentono crollare il mondo addosso.

“Com’è potuto accadere? E poi proprio a mio figlio?”

E allora non meravigliamoci quando ascoltiamo quotidianamente di ragazzini adescati in chat, sul social network, su whatsapp.

I figli sono lasciati troppe ore, da soli e chiusi nelle loro camere, davanti ad un telefono, tablet o computer.

Oggi le due agenzie educative, la famiglia e la scuola, la prima informale e la seconda formale, non hanno più un comune progetto educativo, non viaggiano più sulla stessa linea, anzi molto spesso sono l’una in contrasto con l’altra.

E di questo i ragazzi ne risentono.

Non è sempre colpa loro, quindi.

I ragazzi hanno bisogno d’informazione e comunicazione su questi temi, che oggi più che mai caratterizzano un allarme sociale; i genitori hanno il dovere di educare e vigilare sui figli sia nel mondo reale e sia in quello virtuale, per quella responsabilità genitoriale sancita dal diritto di famiglia.

E la scuola deve rinnovarsi.

I ragazzi di oggi, i futuri cittadini del domani, ci stanno chiedendo aiuto, hanno bisogno di dialogare, di affrontare tematiche a loro molto vicine, quali il web, internet, i social network e poi l’alcol e la droga.

Perché un male si sconfigge, solo quando si conosce e se ne parla.

Ben venga quindi l’introduzione nelle scuole, dell’ora di educazione civica, se demandata però a docenti con specifiche competenze in materia.

La società ha l’obbligo di fare qualcosa, non ci possiamo permettere più di stare a guardare inermi, c’e’ in gioco il futuro di un’intera generazione.

Qualche “mea Culpa” dobbiamo farcelo un po’ tutti.

E allora rimbocchiamoci le maniche e mettiamoci al lavoro.

Avv. Barbara Rodio

Criminologa