Tunisia: 7 ergastoli per gli attentati al Bardo e a Sousse

in Esteri

Sette ergastoli per l’attentato al Museo Nazionale del Bardo (18 marzo 2015) e quello al villaggio turistico a Sousse (26 giugno 2015). Sabato 9 febbraio in Tunisia si è tenuto il processo di primo grado a carico di 51 persone, 27 delle quali sono state assolte. Oltre ai 7 ergastoli per i reati di omicidio volontario, concorso in omicidio volontario e attacco allo Stato, sono state emesse 22 condanne con pene che vanno dai sei mesi ai sedici anni di reclusione. I due attentati, compiuti a distanza di 3 mesi, sono strettamente connessi dalla testimonianza di alcuni imputati che segnalano Chamseddine Sandi come la “mente” dei progetti terroristici e probabilmente rimasto ucciso durante un raid Usa in Libia nel 2016.

 

Gli attentatori del Bardo e di Sousse

Due attentatori del museo del Bardo, nel quale rimasero uccisi anche 4 italiani, vennero neutralizzati dalle forze dell’ordine dopo l’attacco che in totale causò 43 feriti e 21 morti. Le autopsie sui corpi di due attentatori rivelarono la presenza di anfetamine in uno degli assalitori. L’attacco a Port El Kantaoui, a 10 chilometri da Sousse, venne compiuto da Seifeddine Rezgui Yacoubi che, munito di kalashnikov, aprì il fuoco contro turisti e bagnanti. Anche in questo caso l’attentatore fu neutralizzato dalla polizia.

 

La Procura ricorrerà in Appello

Il pubblico ministero Sofiene Sliti ha annunciato che la Procura è intenzionata a presentare ricorso in Appello. La Tunisia, nel 2015 ha approvato la nuova legge antiterrorismo presentata dal governo all’Assemblea dei rappresentanti del popolo otto giorni dopo l’attentato al museo del Bardo e il presidente del Parlamento, Mohamed Ennaceur, aveva assicurato un rapido provvedimento a riguardo. Approvate pochi giorni prima dell’attentato a Port El Kantaoui, le nuove norme prevedono la reintroduzione della pena di morte a seguito di atti di terrorismo che provochino la morte di persone, per chi “consapevolmente uccida qualcuno godendo di tutela internazionale” e per stupri. Ofcs. Il presidente Beji Caid Essebsi aveva dichiarato lo stato di emergenza e la nuova norma emanata subentrava alla legge antiterrorismo del 2003.