“La violenza distrugge ciò che vuole difendere:  la dignità, la libertà e la vita delle persone.” Giovanni Paolo II

in Opinione


Ogni giorno si assiste a casi di violenza: madri che uccidono i figli, uomini che uccidono le donne e stupratori di ogni età che violentano ragazzini, come da ultimo il caso accaduto a Napoli.

Certo è che la violenza si manifesta sin dalla comparsa dell’essere umano. L’umanità inizia con un fratricidio, con l’uccisione di Abele per mano di Caino.


La violenza ha accompagnato da sempre il cammino dell’uomo, fin dai tempi antichi.

Nella Mitologia greca esempi di violenza sessuale, di stupri, di donne sedotte a causa di droghe se ne trovano tante. Più noto è il caso di Persefona, la figlia di Zeus e Demetra, la quale fu rapita da Ade, che di lei si era invaghito, e fu trasportata nell’oltretomba.

Ma si rammenta anche il rapimento di Dafne e Leucotoe da parte di Apollo, di Cassandra da parte di Aiace di Locride, di Auge da parte di Eracle, di Andromaca da parte di Ettore ed altre ancora, senza contare la lista di dee e donne mortali prese con la forza o con l’inganno da Zeus.

Qual’è il criminal profiling degli aggressori (stupratore, omicida)?

Il profilo criminologico dell’autore di un reato violento parte dalla biografia descrivente le caratteristiche relativi al suo temperamento e ai tratti psichici del suo carattere, per poi terminare all’analisi dei più piccoli dettagli rilevati sulla scena del crimine.

Anche se non risulta facile tracciare il profiling di un soggetto, tale analisi è oramai ritenuta supporto indispensabile alle usuali tecniche investigative, se prima attuata negli altri Stati, oramai è stata recepita anche in Italia, portando ad una modificazione profonda nelle metodologie di indagine in tema di crimine violenti.

Cercare di entrare nella mente di colui che agisce indisturbato a danno della vittima prescelta, di delinearne le caratteristiche personologiche, dimostrando una abilità tale da diagnosticare quale affezione di mente possa essere stata la causa dell’adozione di una tale condotta criminale: tutte capacità che dovrebbero essere proprie del profiler.

Cosa scatta, quindi, nelle loro menti? Sono psicopatici o persone qualunque che vendicano le loro frustrazioni su qualcun altro?

Sono di solito soggetti instabili, impulsivi, spesso narcisisti. Hanno un ego fragile e spesso sono paranoici (fragilità dell’Io, complesso di inferiorità), non sempre sono affetti da patologie mentali, ma sicuramente attraversano stati depressivi transitori.

Spesso si tende a far indossare, a tutti i costi, a coloro che compiono i crimini, le vesti di “folli”, etichettarli come “non sani di mente”, quasi giustificandoli fino a volte a compatirne la condotta. Forse perché è inconcepibile razionalizzare un gesto simile.

Ma non è sempre così; il profilo criminologico degli autori di questi reati può essere vario; spesso risultano essere soggetti dotati di una intelligenza perfettamente rientrante nella norma od anche di grado superiore, spesso di grandi capacità organizzative; quindi, nulla che possa autorizzare la diagnosi, di soggetti affetti da patologia psichiatrica.

Non è inverosimile che soggetti che compiono i delitti più efferati risultino perfettamente compatibili con la condizione di normalità psichiatrica.

Tutto questo ha, indubbiamente, dell’assurdo, ma, per quanto possa essere tale, riflette la realtà per eccellenza: ciascuno di noi è potenziale vittima, e, di certo, possibile assassino.

A tal proposito Sigmund Freud nell’opera Il disagio della civiltà (1929), vede l’essere umano come una creatura dominata da forti istinti aggressivi e passioni primitive che portano allo stupro, all’incesto e all’omicidio e sono tenute a freno solo in maniera imperfetta dalle istituzioni e dal senso di colpa.

 

Avv. Barbara Rodio

Criminologa

 

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