Il viaggio di Francesco e le grandi incognite.  Il mondo sciita e la nuova Arabia di Salman

in Speciale Vaticano

 

di Vincenzo Cotroneo

 

A viaggio ultimato, tre sono le considerazioni analitiche da fare in merito ai risultati ottenuti da Papa Francesco nella sua visita in Emirati Arabi Uniti.

Come se non bastasse la sua sola presenza a far comunque muovere notevoli masse di persone al di là del credo religioso. In piu vi è da considerare che la presenza del piu alto rappresentante della fede cristiana cattolica al mondo, in terra emiratina di per se suona come un segnale di vittoria, per tutti. Andiamo all’analisi, passo per passo nelle sue tre sezioni.

 

L’influencer Francesco

Papa Francesco non è solo il vertice della fede cattolica e per tanto rappresentante di un miliardo e duecentomilioni di fedeli – (secondo il dato riportato nella pubblicazione Annuario Pontificio 2017 e l’Annuarium Statisticum Ecclesiae) numero peraltro cresciuto grazie ad un dinamismo africano di nuova concezione rispetto ai tempi di Karol Wojtyla – , ma è un Capo di Stato, la Città del Vaticano, regnante e operante nel campo della politica internazionale, per il mantenimento dei propri interessi. E di questa seconda funzione del Papa, sono in molti, il piu delle volte, a dimenticare l’esistenza. Francesco ha la capacità di mobilitare folle e indirizzare e governare scelte e direzioni di pensiero che diventa adesione ad un intimo convincimento partigiano, da parte del fedele, che ha come compito quello di riportare nella propria sfera di competenza quotidiana, questo blocco di indicazioni morali ed etiche, al fine di renderle operative nel campo sociale. Governare e indirizzare. Indicare una risposta. Far scegliere una via, appoggiare una scelta. Chi opera nel settore della politica e della comunicazione, può senza dubbio affermare che queste sono le doti che si addicono ad un uomo carismatico, energico, decisionista, acclamato, in grado di ottenere ascolto e condivisione intellettuale. Il fedele che ascolta il Papa, apre il suo cuore alla fede e la sua mente al principio che ne discende, cercando di armonizzarlo con le norme quotidiane che regolano la società. L’agnostico o il “non cattolico” ascoltano il Papa, nella sua qualità di Capo di Stato, che anche governante di una fede, parla di politica e attraverso le sue dotte considerazioni, istruisce e conduce relazioni internazionali capaci di risultati eccezionali come quelli portati a casa dopo questa visita in medioriente. Lo scambio di lettere, dichiarazioni, conferenze stampa, non sono piu l’espressione della fede, ma di una misurata, attenta e pesata azione politica, volta a massimizzare il valore politico e la presenza fisica delle parti in gioco. La presenza di Francesco cambia equilibri, perché l’occhio dell’indagatore no va sulla persona del Papa, conosciuta e nota, ma su quella del suo collega, capo di Stato o Governatore, che si fregia della vicinanza al vescovo di Roma, da sempre oggetto di attenzione e rispetto anche dai massimi esponenti mondiali delle fedi monoteiste e non.

 

Il rumoroso silenzio degli assenti

La firma già al primo giorno di visita del “documento di fraternità umana”, l’atto siglato tra Francesco e il grande imam di Al Azhar Ahmed Al-Tayeb è l’esatta rappresentazione di quanto sia stato voluto questo incontro, e quanta stampa e media siano stati spinti a indicare i contenuti dell’accordo.

Chi conosce l’arte dell’intelligence per la trattazione delle informazioni, saprà che piu una informazione è spinta sotto il sole, piu contiene materiale che si vuole finisca a piena conoscenza di tutti i livelli di comprensione e valutazione sociale.

In questo caso, il senso dell’accordo è chiarissimo: “La dichiarazione di fraternità che impegna i leader religiosi a lavorare insieme per sempre e a respingere la violenza e il radicalismo (che è stata anche firmata da Sheikh Mohammed bin Rashid Al-Maktoum, Primo Ministro degli Emirati Arabi) che ha ospitato la cerimonia nella capitale Abu Dhabi. Il Papa ha detto al pubblico: “La fraternità si stabilisce qui alle radici della nostra comune umanità, come una vocazione contenuta nel piano della creazione voluta da Dio…non c’è alternativa. Costruiamo insieme il futuro o non ci sarà futuro. Le religioni in particolare non possono rinunciare al compito urgente di costruire ponti tra popoli e culture” Francesco ha consegnato ai Paesi che si riconoscono in questa sottoscrizione la patente che tanto l’Occidente ha cercato per anni senza riuscire ad identificarne i soggetti. Francesco ha ottenuto la qualificazione giuridica e sociologica della neo classe di “musulmani moderati”. Fino alla firma, era solo una categoria ideale ma senza volto e senza principi riconoscibili giuridicamente, per cui categoria sfuggente e senza una identificazione culturale. Oggi non è piu cosi, ed è lo stesso grande imam Al-Tayeb a innescare questo corto circuito sociale che taglierà i ponti definitivamente con coloro che nella radicalizzazione vedono la piena affermazione della fede e della supremazia dell’Islam .

“Il documento è storico – ha sottolineato la guida egiziana – ed invita i responsabili politici (per cui non è semplicemente un accordo di principio o una guida per i fedeli, ma assume i connotati di un atto politico valido ed esecutivo immediatamente) a porre fine allo spargimento di sangue e ai conflitti. I musulmani devono proteggere i loro fratelli cristiani. Lavorerò con mio fratello e amico Papa Francesco per proteggere tutte le comunità”. Il passo fatto è di quelli che non portano che avanti nello sviluppo di una nuova coscienza religiosa, cosi come la terminologia utilizzata, non è casuale. Ed è proprio qui, negli EAU che lo stesso Imam premia l’impegno politico dell’emirato, apprezzando pubblicamente l’investimento fatto in giovani risorse umane, sottolineando lungimiranza e saggezza, che diventano forieri di luce e ospitalità. Queste parole risuonano nel silenzio piuttosto assordante di chi è assente. Non risulta pervenuto ufficialmente il mondo sciita, la componente dura e pura della linea della tradizione della discendenza, che nel momento in cui si appresta a festeggiare i 40 anni della sua rivoluzione nel suo Paese piu identificativo, non presta ufficialmente alcuna pubblica attenzione a questo incontro. Tra pochi giorni l’Iran ricorderà i 40 anni della rivoluzione islamica e del rientro di Khomeini a Teheran, e l’assenza di una dichiarazione, pro o contro, era comunque attesa, in quanto identificativa di un percorso che vede un tentativo di Islam unitario garante di un futuro che potrebbe essere molto piu roseo e accettabile (sia per i fedeli musulmani che non) in ogni angolo del mondo. Al-Tayeb infatti è stato categorico “I musulmani nei paesi occidentali devono seguire e rispettare le regole ed i regolamenti dei Paesi nei quali risiedono”….ed ha invitato i musulmani a dare una nuova raffigurazione di se e della propria adesione di fede, cercando di snaturare quel legame islam-terrorismo nato dopo l’undici settembre, e lo ha fatto citando una serie di versetti che incitano alla vita.

Prende il sopravvento la politica in queste parole. Rispetto delle regole, adesione sociale, attenzione alla persona ed alla legge prima che alla fede. “La libertà religiosa non è da limitare alla libertà di culto, ma il riconoscimento degli altri come fratelli nell’umanità…dobbiamo avere il coraggio di accettare e riconoscere la libertà dell’altro” ha detto il Papa, in un Paese Islamico, mettendo un pesante asso sul tavolo, in visione della prossima visita di marzo in Marocco, Paese europeo/africano, nel quale il regnante, Mohamed è considerato diretto discendete del profeta.

Parole pesanti, ma accettate con coraggio da chi ha a la lungimiranza di capire che il futuro della propria popolazione passa attraverso questo genere di incontro, a metà tra il dialogo di fede e quello politico. Entrambi, alla fine, prodromici ad accordi e intese che si dovranno stabilire tra Stati da qui ad un futuro più che prossimo.

 

L’incognita saudita

Osservatore speciale a distanza di sicurezza per non essere considerato troppo interessato, ma alo stesso tempo vicino perché è l’amico ed alleato egiziano a fornire attraverso Al-Azhar una offerta di nuova visione politica, è l’Arabia Saudita, guidata probabilmente tra non molto tempo dal giovane principe Bin Salman. Indirizzata su una strada di avvicinamento a qualche cardine della modernità occidentale, ed ancora traballante sulla tematica dei diritti umani, l’Arabi Saudita studia da Paese primo della classe dell’area, come stabilire una linea di comunicazione politica efficace con il rappresentante della comunità cristiana cattolica mondiale. Il tentativo di Bin Salman di arginare le organizzazioni radicali, di avvicinarsi alle posizioni di alleati politicamente piu quotati in relazioni estere come gli USA (e di sbieco anche ad Israele) è importante sotto il profilo della nuova lettura chiave che si vorrà dare all’intera penisola. Sia politicamente (ed economicamente, vista la svolta ed il tentativo di affrancamento da una risorsa limitata come il petrolio per avvicinarsi ad altri tipologie di business energetici) che in chiave sociologica (la capacità di attrarre investimenti e partner è figlia della capacità del Paese di sbloccare le leve della rigidezza della religione a vantaggio di leggi e costituzioni piu a dimensione di uomo). Senza intaccare la sacralità della indicazione della casata regnante quale famiglia custode dei luoghi santi del Profeta, vi è ugualmente da costruire un percorso alternativo che possa essere sostenuto e indicato come virtuoso da tutti i Paesi musulmani che guardano all’Arabi Saudita come culla di fede e elemento di esempio e paradigma. Per cui la lotta alle organizzazioni terroristiche, la chiusura dei finanziamenti a organizzazioni europee che possano essere legate al jihadismo combattente, la lotta senza tregua al radicalismo, possono diventare le nuove basi sulle quali costruire una nuova dignità di pensiero islamico moderno, secondo i canoni moderati stilati e codificati da Francesco e Al-Tayeb che in quest’ottica hanno fornito a Bin Salman un grande assist per le attività di riforma che si potranno attendere nel 2019 e prosieguo. Una ultima considerazione è doverosa farla sull’unico Paese che ha alzato la voce “contro”, il Qatar dell’emiro Al Thani, che ospita e presta tutela ai terroristi dell’organizzazione dei Fratelli Musulmani. Proprio questa organizzazione, ha espresso contrarietà alla visita di Francesco, accusandolo di violazioni varie e di intromissioni non dovute. La realtà è che l’incontro negli EAU è stato devastante per le organizzazioni come i Fratelli Musulmani e per i Paesi estremisti e radicali come il Qatar che finanziano il terrorismo internazionale. Alzare la voce contro il Papa è stato l’ennesimo segno di paura e debolezza di queste organizzazioni. Il timore che l’Islam possa riscoprire se stesso e abbandonare le radici del male e del combattimento che sono sovrastrutture sulle quali operano i Fratelli Musulmani, è la piu grande arma che potrebbe segnare definitivamente la battaglia tra i tanti moderati e i fautori del terrore.

 

Ultime da Speciale Vaticano

Vai a Inizio pagina