Togliere la scorta a Ruotolo. È uccidere Ruotolo

in Italia/Le Brevi

Vivere sotto scorta è come vivere in una cassetta di sicurezza: limiti definiti. Definiti da chi dedica la propria vita a vivere per togliere quella di un’altra persona. La scorta è brutta: per chi la fa e per chi la ha. Non tutti usano i benemeriti agenti per fargli portare le buste della spesa -ricordate una certa politica all’Ikea?- la maggior parte della persone che convivono con la sicurezza e il delirio di gente pericolosamente deviata è costretta a fare questa vita, quanto i loro cari e cari delle persone delle scorte, angeli che lavorano per spezzare le armi del demonio e proteggere persone che di solito hanno il vizio della verità, della civiltà, della giustizia. Persone come il giornalista Sandro Ruotolo al quale è stato deciso di togliere la scorta che l’aveva dal 2015 quando aveva ricevuto delle minacce dal boss dei casalesi Michele Zagaria per via delle sue inchieste sul traffico di rifiuti tossici in Campania. La notizia era stata diffusa sabato scorso dall’ex ministro della Giustizia Andrea Orlando, che sosteneva che la scelta fosse legata anche agli articoli scritti da Ruotolo contro il ministro dell’Interno Matteo Salvini. Lo ha annunciato lo stesso Ruotolo su Twitter, anche se ha aggiunto di non aver ricevuto ancora nessuna conferma ufficiale. Chè non la firmi una pallottola quell’ufficialità.

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C.P.


Sono nato nel 1980, ho scritto per L'Occidentale, L'Opinione, altre testate e ho lavorato per la Commissione Affari esteri del nostro Parlamento. Collaboro con Almaghrebiya da un po' di tempo occupandomi principalmente di argomenti afferenti la politica estera, soprattutto mediorientale.

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