IL LATO OSCURO DELLA BONTÀ

in Opinione

di Adriano Segatori

All’Aquila, nelle zone terremotate abbandonate dallo Stato, in cui una casa su dieci è stata ricostruita e dove le baracche sono sepolte sotto la neve e al gelo, un signore è morto in una roulotte a 17 gradi sotto zero. In Lombardia, un uomo si è impiccato alla notifica dello sfratto esecutivo. A Catania vengono fatti sbarcare 47 clandestini tra applausi e abbracci per la loro salvezza, e contro ogni norma giuridica nazionale ed europea.

C’è qualcosa che non va, e non solo nelle istituzioni, ma in coloro che supportano questa invasione, che negano qualsiasi razionalità alla loro scelta e sono semplicemente pervasi da un patologico sentimentalismo nelle loro decisioni. C’è qualcosa che non va nell’abbandono pratico dei propri concittadini e nel supporto alienato degli estranei.

Adolf Guggenbühl-Craig, in un vecchio ma sempre attuale saggio sulle professioni di aiuto, avverte: <<Molto spesso, più che il benessere dell’assistito, sembra piuttosto essere in gioco il potere di chi assiste. […] Le motivazioni psicologiche di tutti coloro che esercitano professioni assistenziali, che lavorano “per aiutare l’umanità”, sono altamente ambigue>>.

Perché è ambiguo il termine “umanità” – <<Chi parla di umanità vuol trarvi in inganno>> avvertiva Proudhon –, un concetto talmente dilatato nel contenuto e negli obiettivi, spesso retorico il primo e fumosi i secondi, che poi si perde la vista e il contatto con chi ci è vicino, con il prossimo di casa e di pianerottolo.

Il fattore losco è che questo umanesimo è l’altruismo senza sforzo, senza impegno diretto e coinvolgimento personale; è il parente stretto dell’indignazione mediatica, dello sdegno spettacolare.

Tempo addietro, provocatoriamente, avevo immaginato un “album della bontà”: un impegno ufficiale da regolarizzare presso appositi uffici comunali con tanto di firma autentificata nel quale i sottoscrittori accettavano un prelievo del dieci per cento sulle entrate personali da devolvere nominalmente a uno o più dei loro tanto amati allogeni. Perché, <<Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla o non vale niente lui>>, secondo Pound, è altrettanto vero che basterebbe toccare il portafoglio di questi professionisti dell’accoglienza per assistere al loro fuggifuggi generale nella più scomposta diserzione.

I buonisti in servizio permanente, inconsapevoli del maligno narcisismo che sottende i loro impegni di aiuto e di compassione, sono <<estremamente vulnerabili alla simulazione dello psicopatico>>, avvisa Reid Meloy, uno dei massimi esperti di psicopatia, ed ecco – almeno in parte – compreso il meccanismo di cecità mentale e di rifiuto concettuale che nasconde alla coscienza di questi individui la trama affaristica e l’inganno criminale entro cui è interessata la loro azione.

Sempre valido, quindi, il poetico passaggio di canoro di Guccini quando canta: <<Di chi ti paradisa, dicendo ‘è per amore’ / libera nos Domine>>.

C’è poi l’interesse mafioso e banditesco dietro a certe mancanze o eccessi buonisti: ma questa è un’altra storia.