Asia Bibi può lasciare il Pakistan, ma gli integralisti: “Può essere uccisa ovunque” Continuano le minacce alla donna cristiana assolta dall’accusa di blasfemia nei confronti dell’islam.

in Le Brevi

Il calvario di Asia Bibi è veramente finito. Anzi, forse no. Dopo che la Corte Suprema pakistana ha rigettato la richiesta di appello presentata dal partito islamico Tehreek – e – Labaik (Tlp) contro l’assoluzione della contadina cattolica madre di cinque e figli condannata a morte per blasfemia nel 2010 con l’accusa di aver offeso Maometto, sono arrivate nuove minacce nei suoi confronti.

L’avvocato (musulmano) di Asia, Saif-ul-Mulook, ha fatto sapere che la sua cliente potrebbe “molto presto” lasciare il Paese, perché rimanendovi rischierebbe la vita. “Oggi è ancora qui… domani sera non lo so”, ha detto il legale fuori dal palazzo di Giustizia di Islamabad. Potrebbe decidere di trasferirsi con la sua famiglia in un Paese europeo o negli Stati Uniti. Non è giunta conferma che i suoi figli avrebbero già trovato rifugio in Canada.


Intanto non demorde il partito islamico Tlp, che ha esortato i propri sostenitori “a tenersi pronti per nuove azioni” contro Asia Bibi. Hafiz Ehtisham Ahmed, un uomo vicino alla cosiddetta “Moschea Rossa” (al Majid), dodici anni fa oggetto di una massiccia offensiva militare contro i fanatici indetta dall’ex presidente pakistano Pervez Musharraf, ha sentenziato, parlando all’Afp, che Asia “merita la morte, come decreta la Sharia. Non importa, se ripara all’estero, perché anche lì “vivono dei musulmani, no? Chiunque può ucciderla là”. Torna alla mente per esempio la minaccia a Salman Rushdie per i suoi “Versetti satanici”.

Alessandra Boga

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