Al Sisi: “Esisteva un piano per istituire uno Stato religioso e far scoppiare una guerra civile in Egitto”

in Esteri/Le Brevi

Il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi, nella conferenza stampa con il capo di Stato francese Emmanuel Macron  ha esortato ha esaminare la questione con occhi “egiziani” e non “europei”. “La stabilità e la sicurezza sono molto importanti” in un paese da “cento milioni di abitanti”, ha sottolineato Sisi sostenendo tuttavia che “la libertà di espressione” e “lo stato di diritto sono a disposizione di tutti gli egiziani”.

Per di più, il presidente egiziano ha spiegato all’omologo francese che in Egitto esistono istituzioni della società che già  stanno lavorando insieme per sviluppare il sistema di protezione dei diritti umani nel paeseInoltre Al Sisi, per rispondere a Macron che ha criticato il rispetto dei diritti fondamentali in Egitto ha anche aggiunto che c’era un piano organizzato dai Fratelli Musulmani per “istituire uno Stato religioso e far scoppiare una guerra civile in Egitto”. Poi, Al Sisi, importante partner dell’Occidente e persecutore della Fratellanza Musulmana ha aggiunto che sono stati firmati protocolli d’intesa e accordi per la cooperazione nel settore dei trasporti, per i giovani, per la salute, la cultura e l’istruzione tra l’Egitto e la Francia, sottolineando che esiste un contratto del valore  di un miliardo di euro per stabilire una partnership strategica con la Francia. Un accordo che durerà fino al 2023. E tal proposito Macron ha aggiunto: “Ho ribadito al presidente Sisi la volontà della Francia di accompagnare la riuscita delle sue riforme e, per sostenerle, di mobilitare finanziamenti: in particolare, nei prossimi quattro anni, sarà concesso un miliardo di nuovo finanziamento” attraverso “l’Agenzia di sviluppo francese”.

Macron  sembra aver smorzato un po’ le critiche, guardando su altri fronti, come quello libico:  “Lavoriamo insieme, da diversi mesi, sulla situazione in Libia” ha detto il presidente Emmanuel Macron per poi aggiungere “Il dialogo stretto ci ha permesso di convergere e, soprattutto di agire di concerto sul terreno”. Soprattutto quello libico.

C.P.

Sono nato nel 1980, ho scritto per L'Occidentale, L'Opinione, altre testate e ho lavorato per la Commissione Affari esteri del nostro Parlamento. Collaboro con Almaghrebiya da un po' di tempo occupandomi principalmente di argomenti afferenti la politica estera, soprattutto mediorientale.

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