Libano, muore venditore ambulante e lustrascarpe siriano 14enne: il dramma dello sfruttamento minorile dei rifugiati dalla Siria

in Esteri

E’ notoriamente lungi dal risolversi il dramma dei rifugiati. In queste ore l’attenzione è puntata anche sul Libano, dove è morto misteriosamente un 14enne siriano di nome Ahmad al – Zoubi (foto), che per strada vendeva gomme da masticare e spesso faceva il lustrascarpe fuori da una moschea di Beirut, chiamata Salaam. Il cadavere del ragazzino è stato trovato lo scorso martedì 22 gennaio in un pozzo di ventilazione nei pressi di un palazzo a sei piani di Verdun, ricca zona occidentale della capitale libanese. I familiari di Ahmad hanno visto dal filmato delle telecamere a circuito chiuso della moschea, che lui era stato inseguito dalla polizia, poi più nulla. I due poliziotti che gli stava alle calcagna, si vedono tornare indietro da soli: del 14enne non c’è traccia. Perciò la sua famiglia sospetta che la polizia ne abbia anche solo involontariamente causato la morte. In passato Ahmad era stato già arrestato: era stato tenuto in carcere per ore o giorni, subendo forse un pestaggio (così aveva personalmente raccontato). Secondo un cugino della vittima e suo omonimo, “la polizia non l’ha ucciso, ma deve averlo spaventato provocandone la caduta e poi la morte”.

Il video delle ultime ore di vita di Ahmad è stato condiviso sui social da una giornalista e attivista libanese, Majdouline Lahham, e ha provocato molta indignazione a Beirut, tanto da spingere numerosi cittadini ad adoperarsi per organizzare una marcia cercando giustizia per il 14enne. Le adesioni si stanno raccogliendo sui social con l’hashtag  #IwasAhmad. Il comune di Beirut ha dichiarato ufficialmente che la polizia ha seguito “leggi e regolamenti” del caso e che la sua intenzione era soltanto interrogare il giovanissimo rifugiato siriano accusato del furto di una zakat, l’elemosina per i poveri, terzo pilastro dell’islam. Ahmad l’avrebbe presa da una casella di donazioni posta in un hotel poco fuori dalla città. Anche lui, però, era povero, “tanto che la polizia ha trovato nelle tasche di Ahmad solo l’equivalente di sei dollari”, ha sottolineato Majdouline Lahham.

La triste vicenda ha portato ad interrogarsi (nuovamente) sullo sfruttamento sul lavoro dei rifugiati siriani, persino minori, in un altro Paese arabo e storicamente nemico, qual è il Libano. Questo tema è trattato anche in un film, candidato agli Oscar.

Alessandra Boga

info@almaghrebiya.it

Sono nata a Magenta (MI) il 26/08/1980 e vivo a Meda, in provincia di Monza e Brianza. Dopo la Maturità Classica, mi sono laureata in Scienze dell’Educazione (2004) con una tesi in Pedagogia Interculturale intitolata “Donna e Islam: la questione del velo”. Ho scritto due racconti sui diritti delle donne, uno sulle arabe e musulmane intitolato “Dopo la Notte” (Ed. Filo, 2009) e l’altro incentrato sulla figura di Olympe de Gouges, autrice della “Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina” (1791, epoca della Rivoluzione Francese). Dopo la laurea ho scritto su molti giornali online ed alcuni cartacei.

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