Supercoppa Italiana: hanno vinto le 15.000 donne saudite arrivate (non tutte) allo stadio in macchina

in Le Brevi/Opinione
Stefania Moretti presente alla finale Juventus-Milan giocata al King Abdullah Stadium 

 

Juventus e Milan si sono affrontate, il club bianconero si è aggiudicato la Supercoppa italiana con un goal di Ronaldo, ma a vincere la partita, alla fine, sono state le donne saudite che per la prima volta hanno potuto assistere a un evento sportivo andando allo stadio conducendo la propria automobile e magari in compagnia di altre amiche. Il King Abdullah Stadium – l’impianto da 560 milioni di dollari che ha ospitato la Supercoppa- è stato il teatro di uno spettacolo unico: le 15.000 donne che hanno assistito alla finale tra Juventus e Milan hanno compiuto un altro importante, fondamentale passo sulla lunga strada che porta all’emancipazione della donna e al rispetto dei propri valori e diritti. Una strada che le donne saudite hanno iniziato a percorre anche in automobile e questo grazie agli storici cambiamenti che il principe ereditario Mohammed bin Salman sta introducendo nel Regno.

Donne che stanno vivendo l’alba di un nuovo Regno. Come, ad esempio, ha confermato Leila Hafiz, italo-araba, papà saudita e mamma italiana che a Sky Sport ha raccontato il momento storico che le donne stanno vivendo in Arabia Saudita. “Limitazioni sì, ma rispetto allo zero di prima lo considera un passo avanti”. Uno dei giorni più belli della sua vita è stato quando, a 16 anni, il padre l’ha lasciata uscire per la prima volta da sola con le sue amiche per un caffè. “Per me è stato un incredibile momento di libertà”. Perché allora era impensabile che una donna guidasse o potesse andare allo stadio. “Oggi le donne aprono aziende e le gestiscono. Assistere a questi cambiamenti per me è qualcosa di bellissimo”.

Alla voce di Leila si aggiunge quella di Roberta Fedele, moglie di chi per quasi dieci anni è stato console in Arabia Saudita, anche lei avvicinata da Sky Sport ha commentato l’evento calcistico così: “Eventi come la Supercoppa sono importanti perché incoraggiano il cambiamento”. Lei che mercoledì è andata allo stadio con alcune amiche saudite e “senza uomini, guidando la nostra macchina”.
Mentre al nostro giornale un amica, Stefania Moretti, che ha dichiarato: “Frequento abitualmente lo stadio ed ho visto tutti gli stadi italiani, questo perché adoro il calcio. Cosa ho notato di diverso rispetto ad una partita in Italia? Assenza di “buuu” e di insulti all’arbitro! Nessun coro volgare… per il resto lo stadio Olimpico, lo Juventus stadium, il Vicente Calderon sarebbe stato lo stesso. Da questo primo step mi aspetto per il futuro: più foga! Belle e felici le sisters arabe, tenero il ragazzetto che ha fatto irruzione in campo. Tanti anni fa accadeva anche da noi. È stata l’emozione. Bellissima esperienza”.

Aver puntato sullo sport come antidoto all’estremismo radicale si è rivelata una scommessa vincente perché mai come questa volta la frase del de Coubertin si è rivelata più appropriata: l’importante è stato partecipare e di partecipanti nel abbiamo viste a migliaia tra le immagini che venivano proposte dalla TV durante la finalissima, immagini di donne con il velo o senza, tra maglie, striscioni, cappelli, sciarpette rossonere e bianconere, immagini di donne libere di stare con le proprie amiche e con il pieno diritto al divertimento, donne libere di essere donne. In Arabia Saudita abbiamo assistito a questa importante partita per l’emancipazione, per il futuro dei diritti umani. Quando in Qatar, ad esempio (per nulla casuale…), si darà un calcio all’estremismo radicale, alla promozione del terrorismo, allo sfruttamento dei lavoratori? Mai, finché si continuerà a fornire appoggio, difesa, affari con Doha.

S.H.D. e C.P.

Sono nato nel 1980, ho scritto per L'Occidentale, L'Opinione, altre testate e ho lavorato per la Commissione Affari esteri del nostro Parlamento. Collaboro con Almaghrebiya da un po' di tempo occupandomi principalmente di argomenti afferenti la politica estera, soprattutto mediorientale.

Vai a Inizio pagina